Nonostante Barack Obama abbia preso tempo chiedendo un voto del Congresso sull’intervento militare in Siria e, al di là dei toni trionfalistici del segretario di Stato John Kerry sulla consistenza delle prove in mano agli americani sull’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad contro i ribelli, nel resto del mondo continuano ad essere parecchie le voci non favorevoli ad un attacco.

La battaglia diplomatica tra Stati Uniti e Russia si arricchisce quindi di un nuovo capitolo. Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, è categorico: “Quello che ci hanno mostrato in precedenza e più di recente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente. Neppure contenevano alcun commento sul fatto che molti esperti hanno messo in forte dubbio i video che girano su Internet“.

Anche la Cina non usa mezzi termini. Il portavoce del ministro degli Esteri Hong Lei ha dichiarato che “La Cina è molto preoccupata per qualunque utilizzo di armi chimiche, ma ha invitato gli Stati Uniti a non intraprendere azioni unilaterali contro la Siria“.

E nemmeno dalle parti del Vaticano si gioisce per l’eventualità dell’estensione di questo conflitto. E’ molto chiaro il tweet del 1° settembre da parte di Papa Francesco, “Mai più la guerra! Mai più la guerra!“. E non lasciano spazio a dubbi nemmeno le parole del responsabile del dicastero Giustizia e pace, monsignor Mario Toso: “Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali“.