In attesa della decisione da parte del presidente Barack Obama, o almeno della sua comunicazione ufficiale, da parecchi giorni gli ambienti militari americani discutono dei piani d’attacco per l’intervento contro la Siria, la cui portata sarebbe molto limitata. Fra le ipotesi maggiormente rimbalzate sui media, c’è quella di un’operazione che comporterebbe l’uso di tre navi e 24 aerei. I loro obiettivi sarebbero 18 basi dell’aviazione siriana, senza le quali diventerebbe quasi impossibile per Assad continuare a colpire i ribelli. I missili verrebbero lanciati dalle navi e dai jet senza necessità di entrare nello spazio aereo siriano. Il lato beffardo della situazione è che l’attacco non includerebbe i siti dove s’ipotizza la produzione e lo stoccaggio delle armi chimiche, l’uso delle quali viene urlato per giustificare l’intervento. Infatti c’è il timore che tali armi possano finire nelle mani degli estremisti islamici.

E infatti è questo uno degli aspetti più contorti della vicenda. Perché una parte non indifferente degli oppositori del regime di Assad arriva proprio da quella parte. Secondo valutazioni espresse dai servizi segreti israeliani, gente che se intende, attualmente in Siria ci sarebbero circa 10mila combattenti riconducibili ad Al Qaeda e ai Fratelli musulmani. E’ per questo motivo che, se da una parte si vuole colpire Assad, dall’altra non è consigliabile abbatterlo: il potere andrebbe in mano ad elementi ancora più pericolosi. Israele sarebbe la prima nazione a subirne le conseguenze, perché si troverebbe circondata da forze jihadiste: Libano, Gaza, Egitto e anche Siria (foto by InfoPhoto). E’ per questo che da Gerusalemme invitano ad adottare questa opzione frenata. Nel corso di una riunione a Washington alla Casa Bianca, nella serata del 27 agosto, lo staff del premier Benjamin Netanyahu ha fatto circolare questo messaggio: l’attacco militare deve impedire ad Assad di vincere, ma non deve rovesciarlo.

Per quanto riguarda un eventuale ruolo dell’Italia, il ministro degli Esteri Emma Bonino, il giorno dopo aver detto chiaramente alle commissioni parlamentari che il nostro Paese non parteciperà ad azioni armate al di fuori di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha aggiunto parlando a Radio anch’io che anche in caso di via libera dalle Nazioni uniteNon ci sarebbe alcun automatismo. Si aprirebbe tuttavia uno scenario di legalità internazionale ad oggi totalmente inesistente, che aprirebbe la strada ad un serio dibattito in Parlamento“.

La Russia dal canto suo continua a lanciare avvertimenti sulle conseguenze di un attacco. Il vicepremier Dmitri Rogozine ha dichiarato: “L’occidente si muove nel mondo islamico come una scimmia con una granata“.