L’attacco alla Siria è imminente. O forse no. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sta temporeggiando, come si nota dall’intervista concessa il 28 agosto all’emittente televisiva pubblica americana Pbs: “Non ho ancora assunto una decisione. La discussione continua. Gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a entrare nella guerra civile siriana. In Siria possiamo utilizzare un approccio che non ci faccia ripiombare in un lungo conflitto, o una ripetizione della guerra in Iraq“.

Ci sta ripensando? Non proprio: “Gli Stati Uniti devono inviare al regime di Bashar el Assad un messaggio forte. C’è una legge internazionale che vieta le armi chimiche. Ci devono essere conseguenze internazionali. Usare armi chimiche su larga scala contro la propria gente, contro donne e bambini, non significa solo violare una legge internazionale e gli standard di decenza, ma significa anche creare una situazione che ha effetti sugli interessi nazionali americani. Inoltre dobbiamo evitare in ogni modo che armi chimiche possano essere usate contro di noi“.

Ci sono anche delle procedure interne da rispettare. Nella serata del 28 agosto lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, ha chiesto formalmente al presidente di presentarsi davanti al Congresso per spiegare le basi legali di un attacco alla Siria. Nel frattempo, i movimenti preparatori proseguono. La portaerei americana Nimitz, attualmente nel Golfo Persico, avrebbe dovuto essere sostituita dalla Truman, ma entrambe resteranno in quelle acque.