All’indomani dell’attacco a Parigi sui social network rimbalza la cosiddetta profezia di Oriana Fallaci, ciò che la scrittrice e giornalista toscana disse a proposito dell’Islam dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono e che le guadagnò il ruolo di icona del sentimento anti-islamico di parte della società civile occidentale. Le parole che la scrittrice e giornalista toscana pronunciò in quei giorni drammatici riecheggiano con inquietante tempismo nelle ore che seguono le ultime stragi, rimbalzando da una bacheca di Facebook all’altra: “Parigi è persa: qui l’odio per gli infedeli, è sovrano e gli imam vogliono sovvertire le leggi laiche in favore della sharia“. E, oggi come allora, la sua appassionata retorica trova terreno fertile in quell’inevitabile senso di smarrimento che in casi come questi segue sempre il dolore e la rabbia.

Islam incompatibile con la civiltà

Per la Fallaci non esiste alcun Islam moderato, non esiste alcun compromesso possibile con una religione intrinsecamente malata. “Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l’Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l’affogar dentro lo stagno, è contro Ragione (…) perché non si può purgare l’impurgabile, censurare l’incensurabile, correggere l’incorreggibile (…) L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. È incompatibile col concetto di civiltà”. 

Invasione, non integrazione

E’ in atto, secondo la Fallaci, un autentico processo di invasione attraverso i canali che noi chiamiamo integrazione. “Il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno (…) È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo”.

La fine dell’Europa

La Fallaci sventola anche lo spauracchio della fertilità: “Nell’Europa soggiogata il tema della fertilità islamica è un tabù che nessuno osa sfidare. Se ci provi, finisci dritto in tribunale per razzismo-xenofobia-blasfemia. Ma nessun processo liberticida potrà mai negare ciò di cui essi stessi si vantano. Ossia il fatto che nell’ultimo mezzo secolo i musulmani siano cresciuti del 235 per cento (i cristiani solo del 47 per cento)“. E il risultato finale di questa lenta conquista sarà l’Eurabia, un’Europa ormai completamente asservita alle leggi islamiche: “L’Europa è diventata Eurabia, una colonia dell’Islam nella quale l’invasione islamica non procede soltanto in senso fisico ma penetra anche nelle menti e nella cultura. Il servilismo nei confronti degli invasori ha avvelenato la democrazia, con ovvie conseguenze per la libertà di pensiero e per lo stesso concetto di libertà”.

Collaborazionisti e traditori

Nella visione della Fallaci, il processo di islamizzazione del mondo occidentale è favorito dall’inside job di quelli che lei non esita a definire “collaborazionisti e traditori” – i fautori del dialogo, del confronto, del multiculturalismo – e contro i quali si scaglia con virulenza forse ancora maggiore di quella riservata ai fanatici maomettani. “Se ho il diritto di amare chi voglio, ho anche e devo avere anche il diritto di odiare chi voglio. Sì, io odio i Bin Laden. Odio gli Zarkawi. Odio i kamikaze e le bestie che ci tagliano la testa e ci fanno saltare in aria e martirizzano le loro donne. Odio gli Ward Churchill, i Noam Chomsky, i Louis Farrakhan, i Michael Moore, i complici, i collaborazionisti, i traditori, che ci vendono al nemico”.