L’attacco ai server Sony, così come la conseguente sparizione della pellicola “The Interview” dai cinema, sta generando delle serie tensioni internazionali. Un fatto che non stupisce, poiché già al termine della scorsa settimana la questione è finita sulla scrivania di Barack Obama, il quale si è pronunciato ufficialmente sulla vicenda. E ora gli Stati Uniti vorrebbero reinserire la Corea del Nord nella lista delle nazioni sponsor del terrorismo.

Sebbene da Pyongyang neghino qualsiasi coinvolgimento negli attacchi che hanno coinvolto i server Sony – e che hanno portato alla diffusione pubblica di film non ancora usciti nelle sale, oltre ad altre conversazioni private – il governo statunitense starebbe per scegliere la linea dura. Il nocciolo della questione ruota intorno a “The Interview”, film comico con Seth Rogen e James Franco incentrato sulla satira al regime di Kim Jong-un. I cyber-terroristi hanno fatto esplicito riferimento alla produzione, minacciando gravi conseguenze per chiunque si fosse recato al cinema per vedere il film, tanto da ricordare il dramma dell’11 settembre. Delle minacce considerate evidentemente reali dalle agenzie di sicurezza statunitensi, tanto da costringere Sony al ritiro della pellicola a seguito dei numerosi rifiuti dei multisala.

In un’intervista per CNN, il presidente Barack Obama ha spiegato come l’accaduto sia una questione di cyber-vandalismo e, sebbene non porterà ovviamente a una guerra, potrebbe riportare la nazione asiatica sulla lista di quei paesi che alimentano il terrorismo. Una decisione che dovrà essere ovviamente vagliata dagli organi preposti e che, come lecito attendersi, non farà altro che alimentare le tensioni globali. Obama ha inoltre svelato come l’hack sia stato “molto costoso”, segno di come non si tratti di anonimi protestanti bensì di un progetto ben organizzato.

Le agenzie governative USA, tra cui l’FBI, si sono dette praticamente certe il furto di dati sia legato alla Corea del Nord. «Crediamo che il governo nordcoreano sia responsabile di questo attacco distruttivo», spiega un portavoce della National Security, «se il governo stesso vorrà rendersi utile, potrà ammettere le responsabilità e compensare Sony per i danni causati».

La rinuncia a “The Interview”, un film che gli appassionati chiedono venga rilasciato comunque online, sarebbe solo la punta dell’iceberg di un furto d’informazioni ben più alto, molte delle quali potrebbero essere rese pubbliche nelle prossime settimane.

Fonte: BBC

Immagine: ScreenRant