Nonostante si sentano ancora degli spari, si pensa che uno o due terroristi resista ancora alla sua fine già scritta, le forze speciali kenyote e un misterioso eroe delle SAS, le forze speciali britanniche, che si trovava sul posto per un caffè, hanno liberato, dopo tre giorni di occupazione, il centro commerciale di Nairobi dai militanti islamici somali di al Shabaab, gruppo legato ad al Qaeda. Il bilancio delle vittime è di 62 morti e oltre 175 feriti.

Tre miliziani sono stati uccisi, mentre almeno una decina di persone “sospette” sono state arrestate.  A confermare la situazione è il portavoce del governo del Kenya, Manoah Esipisu, che nella serata di lunedì ha comunicato che il centro commerciale Westgate è stato “ripulito”, senza incontrare “resistenza”.

Nella giornata di lunedì si pensava che i terroristi si fossero fatti saltare in aria ma non era così, accerchiati dalle forze di sicurezza kenyote avevano bruciato una serie di materassi come ultimo tentativo disperato dopo che il loro capo milizia, via twitter, aveva ordinato loro di ammazzare tutti gli ostaggi rimasti, e loro stessi.

Alla Bbc un portavoce dei fondamentalisti islamici somali, identità non confermata, ha escluso la presenza di “americani o britannici” nel commando armato, nonostante i nomi di Ismael Guled, 23 anni, di Helsinki, Mustafe Noorudiin, 24 anni, da Kansas City, Abdifatah Osman Keenadiid, 24 anni, da Minneapolis, Ahmed Mohamed Isse, 22 anni, dal Minnesota, fossero trapelati e confermati da più parti. L’uomo, ha smentito anche la presenza della “vedova bianca” nel gruppo, Samantha Lewthwaite: “Si tratta solo di voci infondate”. La Lewthwaite, 29 anni, di origini britanniche, è la vedova di Germaine Lindsey, uno dei kamikaze dell’attentato alla metro di Londra del luglio 2005 in cui vennero uccise 52 persone.

Nella giornata di lunedì intanto la famiglia Clinton, tramite la loro fondazione, ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia di Elif Yavuz, la donna incinta di 8 mesi uccisa dai terroristi, nota per aver dedicato la sua vita a salvare la vita dei meno fortunati, in particolari i malati di malaria e HIV/AIDS, era la compagna dell’architetto australiano Ross Langdon, anch’egli rimasto ucciso nell’assalto dei terroristi.