Da un lato smentiscono, dall’altro si preparano ad attaccare. Le indiscrezioni dei quotidiani britannici Daily Telegraph e Daily Mail secondo cui Stati Uniti e Gran Bretagna sarebbero in procinto di attaccare la Siria, sono state negate. Il New York Times, citando fonti della Casa Bianca, riporta che Barack Obama non ha deciso di passare all’azione. Tuttavia il quotidiano americano aggiunge, citando un alto esponente governativo, che ci sono pochi dubbi sull’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad, e che l’aver consentito il 26 agosto l’accesso agli ispettori dell’Onu ai luoghi del bombardamento del 21 agosto è “troppo tardivo per essere credibile”. Gli esperti americani infatti puntualizzano che dopo così tanto tempo, è improbabile trovare tracce del gas nervino (foto by InfoPhoto).

L’elemento comune di questa vicenda è che tutti sembrano ignorare l’Onu, e non sarebbe una novità. D’altra parte, lo stesso segretario generale Ban Ki-moon sembra rassegnato all’inevitabile: “Non possiamo lasciare impunito quello che appare essere un grave crimine contro l’umanità“.

Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha dichiarato alla Bbc che un attacco sarebbe possibile anche senza l’appoggio unanime del Consiglio di sicurezza (la Russia è fortemente contraria). Il suo omologo francese, Laurent Fabius, ha detto che nei prossimi giorni sarà negoziata una risposta proporzionata, sebbene non sia stata presa la decisione di un intervento militare. E il primo ministro Jean-Marc Ayrault ha aggiunto: “La comunità internazionale non può lasciar passare questo crimine contro l’umanità“.

La Turchia, attraverso il titolare degli Esteri Ahmet Davutoglu, ha fatto sapere che parteciperà a qualsiasi coalizione intervenga in Siria, con o senza appoggio delle Nazioni Unite.

Perfino la Germania, non proprio favorevole ad un intervento, si è lasciata andare, tramite il ministro degli esteri Guido Westerwelle: “Se l’uso di armi chimiche dovesse essere confermato, ci saranno delle conseguenze, perchè sarebbe un crimine contro la civiltà“.

Inevitabile la reazione furiosa di Assad, forte dell’appoggio russo: “Se gli Usa decidono di attaccare la Siria o intromettersi ulteriormente nel Paese falliranno come in tutte le precedenti guerre che hanno scatenato, dal Vietnam ad oggi. L’America ha preso parte a molte guerre ma non ha mai raggiunto i suoi obiettivi politici per i quali aveva scatenato quelle guerre“.

E i timori di una guerra estesa cominciano a farsi sentire nella regione. Ad esempio, l’ente postale israeliano ha comunicato che domenica 25 luglio sono quadruplicati gli ordini per maschere antigas.