È la più grave crisi degli ultimi tempi quella che si registra tra Washington e Mosca, dopo l’attacco USA in Siria a seguito del massacro tramite armi chimiche avvenuto nella provincia di Idlib, in cui hanno perso la vita oltre 70 persone.

In una decisione senza precedenti recenti, la Russia insieme alla Cina (che già in precedenza avevano posto il veto su risoluzioni delle Nazioni Unite contro Bashar al-Assad) ha chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti per discutere dei bombardamenti americani.

I portavoce di Putin hanno anche affermato che verrà sospeso l’accordo di comunicazione con gli Stati Uniti in merito all’utilizzo dello spazio aereo siriano, ovvero la modalità attraverso la quale l’esercito americano ha avvertito quello russo degli attacchi missilistici.

La Russia ha condannato l’attacco come “una violazione delle leggi internazionali, sostenendo che “Washington ha compiuto un atto di aggressione contro uno Stato sovrano”, implicando che la situazione attuale causerà “danni significativi alle relazioni” tra i due Paesi.

Secondo alcune indiscrezioni assolutamente non confermate e riportate dal Guardian, sembra che gli ufficiali dell’intelligence americana siano convinti che personale russo si trovasse nella base aerea di al-Sharyat (colpita dagli USA con oltre 60 missili) nel momento in cui il gas sarin potrebbe essere stato caricato sul jet siriano che avrebbe compiuto il raid.

Il portavoce Dmitry Peskov,ha negato che il presidente siriano Assad sia dietro gli attacchi chimici di martedì scorso, ripetendo la tesi ufficiale secondo la quale il raid russo avrebbe colpito un arsenale chimico controllato dai ribelli, mentre il governo siriano avrebbe da tempo distrutto le sue riserve di armi chimiche, come richiesto dalle leggi internazionali.