La risposta reazionaria all’orrore della strage compiuta attraverso l’attentato terroristico di Parigi non è certo una sorpresa, proprio mentre si è intenti a contare e piangere le vittime di questa assurda carneficina. Il presidente Hollande ha di già annunciato controlli severissimi (cosa legittima) e chiusura incondizionata delle frontiere. Alcuni cortei di estrema destra si sono alternati nelle vie e nelle piazze di Parigi alle numerosissime presenze di persone che insieme erano intente a testimoniare la propria solidarietà.

Il pericolo più grande è quello di strumentalizzare timori e fobie instillando un senso di paura ancora più profondo nelle persone e di universalizzare l’odio contro il popolo musulmano come se l’Isis, che ha nel frattempo rivendicato gli attentati del Bataclan, rappresentasse in toto il popolo e la cultura araba.

Allora nel cuore di un orrore indicibile e irrapresentabile, fa riflettere la notizia di Safer, giovane cameriere di fede islamica che lavora in uno dei ristoranti preso d’assalto dai terroristi. Nel decimo arrondissement, nei pressi del Bar Carillon al fianco di Avenue de la Republique si sono contati una quindicina di morti, che avrebbero potuto essere maggiori se Safer non si fosse prodotto in un coraggioso salvataggio.

Agli spari nel ristorante da parte degli attentatori sono seguiti urla e attimi di autentico panico ma la freddezza di Safer è stata tale da riuscire a trascinare due donne rimaste ferite nella cantina del locale, al piano inferiore. Un episodio in tutto e per tutto analogo a quello di Lassana Bathily, il commesso musulmano originario del Mali, che nei giorni dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo riuscì a mettere in salvo alcuni dei clienti del negozio Hyper Cacher chiudendoli in un magazzino. Esempi vividi e lampanti che il mondo arabo è altro da quello che qualcuno vuole maledettamente far credere.