Il rischio di attacchi terroristici firmati dall’Isis in Italia, come nel resto dell’Unione Europea, è in crescita: questo emerge dal Rapporto annuale al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza. Nella relazione presentata dall’intelligence, il nostro paese viene definito “un potenziale obiettivo di attacchi per la sua valenza simbolica di epicentro della cristianità evocata, di fatto, dai reiterati richiami alla conquista di Roma presenti nella propaganda jihadista“.

Un giusto invito alla prudenza, insomma, che tuttavia non deve essere confuso con un allarme immediato, visto che nella medesima relazione viene specificato come al momento “non siano emerse attività o pianificazioni ostili in territorio nazionale riconducibili allo Stato Islamico o ad altre formazioni del jihad globale“. In realtà, come ha dichiarato quest’oggi il titolare degli Interni Angelino Alfano, nel solo 2015 sono stati espulsi dal nostro paese ben 21 soggetti sospettati di “radicalismo violento”, manifestatosi soprattutto su internet.

A proposito di Stato Islamico e servizi segreti: dopo la rivelazione da parte della stampa della vera identità del boia incappucciato Jihadi John, ovvero un cittadino britannico di nome Mohammed Emwazi, si sono scatenate durissime critiche nei confronti dell’intelligence di Sua Maestà, l’Mi5. Secondo quanto riportato dai media d’Oltremanica, Emwazi sarebbe stato un volto ben noto ai servizi segreti britannici da diversi anni; addirittura, sarebbe stato detenuto e invitato (con le cattive, ovvero con metodi violenti) a diventare un infiltrato. Com’è possibile, si chiedono stampa e opinione pubblica, che un elemento del genere, monitorato da tempo, abbia potuto lasciare liberamente il Regno Unito e unirsi ai combattenti in Siria? E c’è addirittura chi sostiene che sia stata proprio la cura speciale ricevuta dagli uomini dell’Mi5 a dirottare definitivamente Emwazi verso l’estremismo islamico.

Il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha provato a difendere l’operato dei servizi segreti, definendo “incredibilmente difficili” le decisioni che sono chiamati a prendere “questi straordinari uomini e queste straordinarie donne” (riferendosi agli uomini dell’intelligence): “Li incontro regolarmente, mi informo sulle loro attività e credo che siano persone eccezionali, che lavorano con abnegazione, dedizione e coraggio per proteggere la nostra nazione”. Com’è facile supporre, non sono bastate le sue parole a spegnere il fuoco delle polemiche.