Continuano senza sosta le indagini sugli attentati a Parigi. La polizia ha infatti identificato altri due terroristi responsabili degli attacchi avvenuti nella notte di venerdì nella capitale francese, nei quali sono morte 132 persone.

L’identità del primo, che si è fatto saltare in aria nei pressi dello Stade de France, è stata verificata tramite le impronte digitali corrispondenti ad alcune prese in Grecia a un profugo arrivato con un passaporto siriano. Sul documento il nome di Ahmad Al Mohammad, 25enne, ma le autorità dovranno controllare l’effettiva autenticità del passaporto.

Il secondo terrorista dell’Isis, il quale ha provocato l’esplosione alla sala concerti Bataclan, è Samy Amimour, 28enne francese nei confronti del quale era già stato autorizzato dalle autorità francesi un mandato di cattura internazionale. Nel 2012 era stato posto sotto inchiesta con l’accusa di associazione a delinquere con fini di terrorismo e sottoposto a libertà vigilata: il ragazzo aveva intenzione di partire per lo Yemen e in effetti nel 2013 aveva fatto perdere le proprie tracce.

La polizia ha identificato anche la mente dietro l’operazione di venerdì, ovvero Abdelhamid Abaaoud, cittadino belga a capo di una cellula jihadista che era stata sgominata dalla polizi locale in un blitz dello scorso gennaio. Il terrorista, che avrebbe pianificato anche il fallito attentato di agosto al treno Thalys, è riuscito a fuggire in Siria prima di essere arrestato.

Altri due terroristi, che le autorità belga hanno identificato come Bilal Hadfi e Brahim Abdeslam, avrebbero avuto rapporti diretti con Abaaoud. In particolar modo Abdeslam avrebbe vissuto per qualche tempo nel quartiere di Molenbeek a Bruxelles, riconosciuto come un luogo di incontro nell’ambiente islamico: qui in questo momento è in corso un blitz e dalle ultime notizie sarebbero stati esplosi alcuni colpi di arma da fuoco. Suo fratello Salah, l’unico sopravvissuto all’attacco, potrebbe essersi diretto in fuga verso l’Italia. 

Nel frattempo anche in Francia sono in corso interrogatori e perquisizioni. Tre membri della famiglia di Amimour sono infatti stati fermati affinché la polizia possa sottoporre loro le domande del caso.