Tra i tanti record, tutti ben poco onorevoli, che si possono attribuire ad Adolf Hitler, c’è anche quello di sopravvivenza: nel corso della sua tragica vicenda politica, il Fuhrer riuscì a scampare a ben 42 attentati: dal primo del 1932, quando ancora non era diventato Cancelliere del Reich, fino all’ultimo, poche settimane che lo stesso dittatore nazista decidesse di togliere il disturbo con le proprie mani. Ma di tutti questi il più celebre fu senza dubbio quello risalente a 70 anni esatti fa, a quel 20 luglio del 1944: l’Operazione Valchiria.

Il malcontento delle gerarchie militari nei confronti del regime non era cosa nuova e risaliva già ai primi anni dell’insediamento al potere di Hitler, ma con il precipitare della situazione sul campo di battaglia si allargò fino a comprendere le prime serie ipotesi di colpo di stato, benché, per ovvie ragioni, la loro formulazione fu tenuta il più possibile sommersa. L’idea di fondo era quella di eliminare il Fuhrer, che non ne voleva sapere di arrendersi anche a costo della devastazione completa della Germania, e intavolare trattative di pace con gli Alleati. Ma questa idea, che prese davvero corpo nel settembre del ’43 in seguito a un incontro segreto tra il feldmaresciallo von Kluge, l’ex commissario Goerdeler e i due generali Beck e Olbricht, si scontrava con una difficoltà apparentemente insormontabile: dal giugno 1941, infatti, Hitler si era di fatto rinchiuso nel Wolfsschanze, la “tana del lupo”, il suo bunker a Rastenburg, e in pubblico appariva molto di rado.

Fu con l’ingresso tra i cospiratori del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg che il quadro cambiò radicalmente: eroe di guerra, aveva perso in battaglia la mano destra e l’occhio sinistro, in qualità di nuovo capo di stato maggiore (dal primo luglio 1944) von Stauffenberg aveva l’opportunità di presenziare alle riunioni nel Wolfsschanze e di arrivare dunque a stretto contatto con il Fuhrer. Fu lui, insieme a Olbricht, a rielaborare la cosiddetta Operazione Valchiria: che in principio era un piano operativo utile per controllare una rivolta interna o nei territori occupati, e che i due congiurati riadattarono in vista della repressione delle SS e dei vertici del partito nazista dopo l’eventuale attentato.

Von Stauffenberg ebbe la possibilità di uccidere Hitler in tre occasioni, il 7, l’11 e il 15 luglio, ma in tutti i casi l’operazione fu annullata all’ultimo momento per circostanze casuali. Il 20 luglio, il colonnello fu convocato nuovamente nel quartier generale del Fuhrer insieme ad altri due cospiratori, il tenente von Haeften e il generale Stieff. Il piano consisteva nel piazzare i due ordigni al plastico, trasportati in altrettante borse, innescarli e uscire dal bunker prima dell’esplosione. Ma qualcosa andò storto: von Stauffenberg riuscì a innescare solo una delle due bombe e la riunione non si tenne nella stanza che i cospiratori avevano previsto. Il colonnello riuscì comunque a depositare l’ordigno in prossimità del Fuhrer, poi chiese il permesso di fare una telefonata e uscì dalla sala. Alle 12.42 la bomba esplose e due minuti più tardi von Stauffenberg usciva dal Wolfsschanze, per poi recarsi in aeroporto e prendere l’aereo che l’avrebbe portato a Berlino. Ma qui non trovò la notizia attesa.

Adolf Hitler era sopravvissuto, salvato involontariamente dal suo ufficiale Heinz Brandt, che aveva spostato di qualche metro la valigetta contenente la bomba. Quattro persone, tra cui lo stesso Brandt, erano morte, ma non il Fuhrer. L’Operazione Valchiria – che nel frattempo era cominciata, con l’arresto di molte SS e vertici del partito – fu bloccata, ma era ormai troppo tardi. Alle 22.30 di quello stesso giorno tutti i congiurati furono arrestati dagli ufficiali rimasti fedeli a Hitler. Poco dopo la mezzanotte, il colonnello Claus von Stauffenberg, il generale Friedrich Olbricht, il colonnello von Quirnheim e il tenente von Haeften, furono fucilati nel cortile del Benderblock, il loro quartier generale. Nelle settimane successive, circa 5.000 persone che avevano avuto anche il più flebile legame con l’Operazione Valchiria e i suoi ideatori, parenti compresi, furono arrestati dalla Gestapo, processati dal Tribunale del Popolo e circa 200 di loro furono giustiziati tramite impiccagione. Anche il feldmaresciallo Erwin Rommel, eroe di guerra popolarissimo e fiore all’occhiello della Wehrmacht, fu accusato di avere avuto contatti coi congiurati. Benché nemmeno gli storici siano riusciti a fare definitiva chiarezza su questo aspetto, sappiamo quale sorte toccò alla Volpe  del deserto: messo di fronte alla scelta tra un processo per tradimento e un suicidio onorevole, scelse quest’ultimo.

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