Sarebbero stati identificati i responsabili dell’attentato al consolato italiano al Cairo di sabato scorso. A dichiararlo sono i servizi di sicurezza dell’Egitto, secondo i quali i tre responsabili – Tarek Abdel Sattar, Hussein Barakat Hussein Mabrouk e Hussein Samir Bassiouni i loro nomi – apparterebbero ad Ansar al-Bayt al-Maqdis.

Dalle notizie pubblicate dall’emittente Al Arabiya si tratta di un gruppo jihadista che inizialmente faceva parte di Al Qaeda, con obiettivi principalmente israeliani, e che poi ha spostato le proprie attività terroristiche nella zona del Sinai, giurando fedeltà allo Stato Islamico, di conseguenza affiliandosi all’Isis.

Il gruppo è responsabile dell’attentato tramite autobomba esplosa al Cairo nel 2013, che aveva come obiettivo la morte dell’allora ministro dell’Interno Mohammed Ibrahim. Nel febbraio del 2014 sarebbe stato autore dell’attacco al bus diretto verso il Sinai, durante il quale morirono quattro persone.

Secondo le prime ricostruzioni i 250 kg di tritolo piazzati sotto un’automobile parcheggiata davanti al consolato sarebbero stati fatti deflagrare a distanza.
Arrivato in visita al Cairo, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso la propria vicinanza al governo egiziano, impegnato a combattere in prima linea il terrorismo islamico. Il politico ha incontrato i diplomatici presenti nella capitale e ha visitato l’edificio diplomatico, riscontrando di persona i gravi danni causati.

Il rappresentante della Farnesina ha descritto l’incidente come “un fatto grave, probabilmente un avvertimento indirizzato contro la presenza internazionale in questa città”. Ma per Gentiloni l’attentato non dovrebbe essere interpretato come “qualcosa di diretto particolarmente nei confronti degli italiani, ma certamente verso la presenza dei Paesi che condividono con l’Egitto un comune impegno contro il terrorismo”.

Il ministro ha poi voluto rassicurare i connazionali: “Non c’è un particolare problema Italia”. Tuttavia ha anche ribadito la collaborazione tra le due nazioni: “L’Italia è il Paese del dialogo e della pace che difende la stabilità dell’Egitto, non sarà mai un Paese guerrafondaio e che attira tensioni. Ma non ci facciamo intimidire da questo tipo di minacce o avvertimenti”.