Nelle ultime ore le indagini delle autorità tunisine sull’attentato al museo del Bardo sono giunte a un punto di svolta. Le forze dell’ordine hanno infatti individuato e arrestato il leader della cellula terroristica che avrebbe pianificato la strage, in cui hanno trovato la morte anche quattro cittadini italiani.

A rendere noto l’arresto del leader della cellula terroristica è stato il segretario di stato del Ministero degli Interni Rafik Chelli. Nei giorni scorsi il cerchio si era stretto intorno ai terroristi. Le autorità tunisine avevano infatti dato la caccia al terzo uomo coinvolto nell’attentato al museo del Bardo, sfuggito alla cattura subito dopo la strage, a differenza degli altri due attentatori che erano invece rimasti uccisi negli scontri con le forze dell’ordine.

L’attentato era stato rivendicato dai jihadisti dello Stato Islamico, guidato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Secondo le autorità tunisine nella pianificazione dell’attentato al museo del Bardo sarebbero state coinvolte in tutto sedici persone. Nei giorni scorsi diversi terroristi della cellula sono finiti in manette. Un’operazione su larga scala che si è conclusa nelle scorse ore con l’arresto del leader del gruppo terroristico.

Un arresto importante che non servirà purtroppo a risolvere il problema del terrorismo dilagante in Nord Africa. L’ISIS, infatti, continua a fare proseliti nei Paesi nordafricani e non arresta la sua avanzata. Due degli arrestati dalle autorità locali, coinvolti nell’attentato del 18 marzo scorso, erano infatti cittadini tunisini. Secondo il Ministero degli Interni tunisino si tratterebbe di combattenti che sono stati addestrati e hanno già combattuto nelle milizie dell’ISIS in Siria. Il Governo tunisino spiega che ogni giorno decine di cittadini nordafricani si convertono alla causa jihadista, partendo per la Siria.

La Tunisia è corsa ai ripari per cercare di proteggersi dal rischio di nuovi attentati e proteggere la sua economia, fondata sul turismo. Subito dopo l’attentato al museo del Bardo il capo delle forze di polizia tunisine è stato costretto a dimettersi, mentre le misure di sicurezza intorno agli obiettivi sensibili sono state rafforzate.