Mentre nessuna rivendicazione ufficiale è stata fatta per l’attentato Ankara di ieri, vicino alla fermata degli autobus del parco Guven, costato la vita a 37 persone e il ferimento di altre 125, la polizia turca ha arrestato 18 persone sospettate di coinvolgimento nella strage. Come racconta l’agenzia di stampa Dogan, gli arresti sono arrivati al culmine di operazioni simultanee nella provincia settentrionale di Eskisehir e in quella meridionale di Sanliurfa, oltre che a Istanbul. “I sospettati erano coinvolti in operazioni di propaganda terroristica“, ha spiegato il governatore di Eskisheir, Gungoz Azmi Tuna, “e avevano provato a unirsi ai terroristi“. Tuttavia, al momento, non risulta che gli arrestati abbiano avuto un ruolo attivo nell’attacco di ieri.

Secondo l’agenzia Anadolu, le quattro persone fermate a Sanliurfa, nei pressi del confine siriano, sarebbero state incastrate da una soffiata anonima secondo la quale la BMW bianca riempita di tritolo e fatta saltare in aria ad Ankara sarebbe stata acquistata proprio nella città di Sanliurfa. Alcuni dei sospetti terroristi, addirittura, lavorano nella concessionaria dove gli attentatori avrebbero comprato l’auto, poi trasformata in un ordigno.

Il fatto che questi arresti siano stati eseguiti a Sanliurfa, città a maggioranza curda, ha in qualche modo supportato la posizione governativa, secondo cui l’attentato sarebbe opera contro i ribelli curdi. Stando alle autorità, infatti, uno dei due kamikaze, una ex studentessa di 24 anni identificata come Seher Cagla Demir, avrebbe avuto forti legami con il Partito Curdo dei Lavoratori, al quale si sarebbe unita nel 2013. Anche l’altro terrorista, di cui non sono ancora state rese note le generalità, avrebbe avuto legami con il PKK. Poche ore dopo l’attentato, l’aviazione di Ankara ha preso a bombardare obiettivi del PKK nel nord dell’Iraq, nella regione di Qandil e Gara, dove sarebbero state neutralizzate 18 tra postazioni militari, rifugi e depositi di armi. Quello di ieri è stato il terzo sanguinoso attentato che ha sconvolto la capitale turca negli ultimi pochi mesi, dopo quello del 17 febbraio a un convoglio militare (28 morti e 61 feriti) e quello doppio del 10 ottobre durante una marcia per la pace (102 morti e 246 feriti).