Nel mirino dei fratelli Tsarnaev, i due ragazzi responsabili della tragedia della maratona di Boston, vi era anche New York, Times Square per l’esattezza.

A tre giorni dalle prime esplosioni, invece di sparire ormai braccati dalla polizia che aveva diffuso in tutto il mondo le loro fotografie, infatti, avevano deciso di infliggere un ulteriore colpo all’America con altre sei bombe artigianali. Il sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg ha così commentato le intenzioni dei Tsarnaev: “New York rimane un obiettivo primario per chi odia gli Stati Uniti“.

A scongiurare effetti forse più devastanti di quanto accaduto a Boston è stata quindi la sparatoria avvenuta a Watertown dove uno dei due il più grande dei fratelli,  Tamerlan, è stato ucciso dopo aver lanciato contro gli agenti ordigni esplosivi mentre Dzhokhar, il diciannovenne si è dato alla fuga senza neppure preoccuparsi di passare con un suv Mercedes rubato sopra il corpo del fratello.Continuano ora ad emergere altri dettagli sulle ultime drammatiche fasi della caccia all’uomo scatenata per acciuffare Dzhokhar: quando si è rifugiato sotto il telone di un motoscafo ed è poi finito sotto un intenso fuoco di sbarramento della polizia non aveva con se né armi né proiettili, ma gli agenti accorsi sul posto non lo sapevano. Poiché solo 24 prima, nella sparatoria in cui èstato coinvolto assieme al fratello erano state sparati oltre 200 colpi.

Non è chiaro se Anzor Tsarnaev, il padre dei due fratelli, userà questo elemento per rafforzare la sua idea che i loro figli sono stati “incastrati”. Di certo però è questa la convinzione con la quale si prepara a tornare negli Usa, prevedibilmente a molto breve.

(Foto credit by InfoPhoto)