Ore 7,45, l’autobus proveniente da Mesagne si ferma davanti a scuola, un gruppetto di ragazze scende e si avvia verso l’ingresso. Non fanno in tempo ad accorgersi di nulla: tre bombole di gas piazzate all’interno di un cassonetto dell’immondizia, esplodono nel momento di maggior afflusso di ragazzi.

Era il 19 maggio 2012  quando l’ordigno esplode davanti all’istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi, in via Galanti 1. Otto in tutto i ragazzi feriti, tra questi Melissa Bassi, 16 anni. Subito gravissima, muore durante il trasporto in ospedale.

Lo sgomento è enorme, poichè proprio il “Morvillo – Falcone” ha fatto del rifiuto della criminalità la propria bandiera. Inevitabile collegare l’attentato al nome della scuola, visto che proprio in questi giorni cade l’anniversario della strage di Capaci, in cui la Morvillo e Falcone morirono. Si diffonde il panico. Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, dice che tutte le ipotesi investigative sono aperte. Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri attacca: «Non vi è dubbio che l’attentato di Brindisi, per il gravissimo e diffuso allarme che ne è seguito, possa prestarsi a una lettura in chiave terroristica». Si dice che deve trattarsi di un esperto di esplosivi. Ma neppure la criminalità organizzata ci sta: Pino Rogoli, considerato il capo della malavita salentina, lo definisce in aula un «fatto inaudito, un atto infame». Pochi giorni più tardi il caposcorta del pm Milto De Nozza viene avvicinato da Raffaele Brandi, uno dei capi dell’organizzazione criminale pugliese, che senza mezzi termini riferisce: «Dite al procuratore che se li prendiamo noi gli attentatori, ce li mangiamo vivi, è questo il messaggio». Perfino una lettera con la stella a cinque punte non tarda ad arriva all’Ansa di Ancona: «Non sono certo gli studenti o i lavoratori i nostri obiettivi» riporta.

E infatti, l’attentatore non sa né di mafia né di terrorismo. Si chiama Giovanni Vantaggiato, 68 anni, imprenditore. Le telecamere di sicurezza della scuola lo hanno ripreso mentre azionava il radiocomando della bomba: immagini un po’ sfuocate, tanto che inizialmente i sospetti ricadono su un ignaro elettrotecnico del luogo che ha rischiato il linciaggio. Ma fermato e interrogato Vantaggiato crolla: «Ce l’ho col mondo» spiega. Sostiene di aver subito ripetute angherie e una truffa per oltre 300mila euro da certo Cosimo Parato, già condannato in primo grado, e subito gli investigatori lo ricollegano ad un altro recente fatto di cronaca: qualcuno ha piazzato una bomba nel cestino della bicicletta di Parato, causandogli danni permanenti. Vantaggiato confessa.

Quando in aula, un anno più tardi, gli chiedono perché abbia compiuto un crimine tanto orrendo, risponde che non era soddisfatto della sentenza su Parato. Era infuriato col tribunale, ma là era impossibile mettere bombe: troppe telecamere. Così, ecco l’idea. «La scuola era vicino al tribunale. L’atto l’ho fatto perchè subivo questa truffa e non avevo avuto giustizia». E l’ha fatto di giorno, per dare scalpore, ma senza, giura, pensare di fare del male. «Mi dispiace tanto, – dice in lacrime - io chiedo perdono alla famiglia Bassi». Gli chiedono anche dove abbia imparato a costruire esplosivi «Tramite l’enciclopedia – risponde – alla voce “N”, nitrati, pagina 72».

Oggi si apre il dibattimento finale del processo per l’attentato del 19 maggio. Assiste all’udienza il parlamentare europeo dell’Idv, Sonia Alfano, presidente della Commissione speciale antimafia, che si è intrattenuta con Rita e Massimo Bassi, i genitori della studentessa 16enne Melissa, uccisa dalla bomba collocata e telecomandata da Giovanni Vantaggiato. Presenti in aula anche le cinque compagne di scuola di Melissa che riportarono le ferite più gravi nell’attentato. Parti civili nel processo, indossano una maglietta con il volto di Melissa Bassi e la scritta “Lo sapeva il destino che noi siamo più forti di lui, noi non dimentichiamo. Giustizia”.

La richiesta di perizia psichiatrica è stata respinta. In questi giorni è attesa la sentenza, ad un anno esatto dal giorno della strage. Si moltiplicano intanto le manifestazioni che vedono impegnate le istituzioni locali, la Regione, esponenti del governo nazionale e il movimento degli studenti.