Sono bastati cinque minuti di terrore per causare 12 morti e venti feriti – cinque sono gravissimi. Tra le vittime dell’attacco al settimanale satirico Charlie Hebdo ci sono due poliziotti freddati per strada, il direttore del settimanale Stephan Charbonnier – detto Charb -, e i tre più importanti vignettisti del giornale: Cabu, Tignous e Georges Wolinski.

La loro con ogni probabilità è stata una vera e propria esecuzione: chiamati per cognome e poi un colpo per finirli. Secondo uno dei testimoni dell’attacco – il vignettista Coco – i due uomini armati che hanno fatto irruzione “parlavano perfettamente francese”, e “hanno rivendicato di essere di Al Qaeda“. Questa la testimonianza della vignettista Coco, presente all’attacco al sito web de L’Humanité.

In questo senso appare profetica una vignetta che Charb aveva pubblicato nei giorni scorsi. Una didascalia recita “Ancora nessun attentato in Francia“, mentre un talebano armato di tutto punto ribatte: “Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri“.

Chi ha compiuto l’attacco era bene informato, perché gli assalitori sapevano che alle 10.00 di mercoledì era in corso una riunione di redazione. Se avessero compiuto l’attacco in un giorno diverso, avrebbero trovato poca gente all’interno della redazione.

I due assalitori – secondo il sito de Le Parisien sarebbero invece tre, per cui ci potrebbe anche essere un ostaggio – sono fuggiti dal luogo dell’attentato aggredendo un automobilista ed impossessandosi della sua auto. Durante la loro fuga avrebbero investito un pedone a Porte de Pantin, nel diciannovesimo arrondissement – siamo nel nord di Parigi. Nello stesso quartiere sembra che la prima auto utilizzata sia stata abbandonata. E i terroristi avrebbero continuato la loro fuga su un altro mezzo ottenuto assalendo un secondo automobilista.

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