Continuano le operazioni della polizia tedesca dopo l’attentato di Berlino: è stato confermato dalla Procura l’arresto di quattro persone legate ad Anis Amri, il principale sospettato della strage del mercatino natalizio.

I fermi sono stati effettuati nel corso di alcuni blitz delle unità speciali avvenuti questa mattina in due appartamenti siti a Dormund, tre a Berlino e nel centro profughi di Emmerich, dove il ricercato ha vissuto per un certo periodo.

Nel frattempo aumentano i dettagli riguardanti il presunto terrorista: Anis Amri si sarebbe radicalizzato nel carcere di Palermo dove ha scontato 4 anni per danneggiamento (l’incendio di una scuola), lesioni e furto di un cellulare, il tutto mentre era rinchiuso nel Centro di identificazione ed espulsione di Catania.

Ad affermarlo è il fratello, il quale ha poi aggiunto che “se sarà provato che era coinvolto nell’attentato non farà più parte della famiglia”.

Stando alle dichiarazioni rilasciate dal padre, invece, Anri sarebbe partito dalla Tunisia 7 anni fa per poi arrivare in Italia come migrante illegale. Dopo l’uscita dal carcere si sarebbe spostato in Germania più di un anno fa. In patria era stato condannato in contumacia a cinque anni di carcere per furto aggravato.

Non è ancora chiaro se la sua presunta affiliazione all’Isis possa essere confermata dagli elementi a disposizione delle autorità, per quanto appaia provato il suo legame con il gruppo che si macchiò della strage sulla spiaggia di Sousse in cui morirono 38 persone.

Amir è stato identificato attraverso i documenti dell’Ufficio richiedenti asilo trovati nell’abitacolo del camion. Secondo un quotidiano, che cita fonti interne alla polizia, Anis sarebbe stato fermato anche in Germania con un falso documento di identità, per poi essere rinchiuso in prigione per due giorni.

Il New York Times riporta invece che il presunto jihadista “era nei radar delle agenzie di intelligence statunitensi” e che avrebbe cercato informazioni su Internet riguarda la fabbricazione di bombe. Inoltre il suo nome si sarebbe trovato sulla no-fly list statunitense.