Altra mattinata di sangue in Siria, dove due attentati suicidi hanno provocato la morte di 18 persone, tra cui 11 bambini, e il ferimento di altre 50. Le bombe sono state fatte esplodere in due località nei pressi di Hama, Jidrin e Al Hmairi, a maggioranza alawita, alla quale appartiene anche Bashar Al-Assad. E probabilmente non è un caso che solo lunedì lo stesso Assad ha ufficialmente annunciato la propria ricandidatura alle elezioni presidenziali  previste per il prossimo 3 giugno. Nel frattempo, ad Aleppo, un raid aereo delle forze lealiste al mercato di Halak ha causato altri 33 morti, tutti presumibilmente facenti parte dei ribelli.

Due giorni fa, sempre ad Aleppo, un altro bombardamento aereo da parte dell’esercito di Assad avrebbe raso al suolo la scuola Golia Ansari nella zona sud della città: il bilancio parla di almeno 30 morti, quasi tutti bambini. E il 29 aprile, a Damasco, era stata la volta di una scuola superiore, bombardata a colpi di mortaio dai miliziani ribelli: 12 morti e 50 feriti.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, dall’inizio della guerra civile, tre anni fa, sono oltre 15mila i bambini uccisi nei raid orditi dalle forze di Assad.

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