All’indomani dell’attacco kamikaze nel centro storico di Istanbul, costato la vita a 10 turisti, la polizia turca ha fermato tre cittadini russi sospettati di avere legami con l’ Isis. A riportare la notizia è l’ agenzia di stampa statale Anadolu, secondo la quale l’ accusa sarebbe di avrebbero fornito supporto logistico ai jihadisti.

I fermi sono avvenuti nella provincia meridionale di Antalya, dove, durante le perquisizioni nei locali in cui avrebbero alloggiato i sospetti, la polizia ha anche sequestrato svariati documenti e CD, scrive l’ agenzia, che precisa come il trio sarebbe stato in contatto con i combattenti Isis nelle zone di conflitto. La notizia del fermo è stata quindi confermata dal Consolato di Mosca con sede nella città di Antalya, che sottolinea però che “i motivi della detenzione devono ancora essere chiariti“. Le autorità dovranno dunque dimostrare il ruolo che i tre cittadini di nazionalità russa hanno avuto nella pianificazione dell’attacco kamikaze di Istanbul.

In nome di Allah clemente e misericordioso” sarebbero state, secondo alcuni testimoni, le ultime parole di Nabil Fadli, 28enne di origini saudite, ma con cittadinanza siriana, presunto kamikaze che ieri si è fatto saltare in aria nel quartiere turistico di Sultanahmet, facendo strage di turisti. La matrice terroristica dell’ attentato è stata presto chiara all’ intelligence turca, che nei giorni immediatamente precedenti all’ attacco aveva trasmesso agli 007 europei una lista dei nomi di 13 sospettati, di età compresa tra i 16 e i 30 anni, pronti a partire dalla Siria alla volta dell’ Europa per compiere attentati (tra questi non compariva tuttavia l’attentatore di Istanbul).

Ieri, martedì 12 genneio, immediatamente dopo l’ attentato nel cuore di Istanbul, 65 persone sospettate di far parte del movimento jihadista sono state fermate tra Ankara, Izmir, Kilis, Adana, Mersin, e Qua Sanliurfa. “Finchè non verrà cancellata la presenza dell’ Isis lungo il confine, la Turchia continuerà la sua lotta contro il terrorismo” ha annunciato in conferenza stampa il premier turco Ahmet Davutoglu.