La parola terrorismo fa paura. Mente all’FBI la masticano senza problemi, Barack Obama ci ha messo 2 giorni per pronunciarla. Perché? Lui che l’aveva declassata, quasi resa innocua con quella sua passeggiata fuori programma, con la moglie Michelle, il 20 gennaio del 2009, giorno del suo primo insediamento. La coppia presidenziale, sconvolgendo tutti gli apparti di sicurezza, scende dalla limousine blindata e si avvia a piedi lungo Pennsylvania Avenue, tra il Congresso, dove Obama ha appena giurato da 44esimo presidente, e la Casa Bianca. Lui, che aveva seppellito quella parola il giorno che annunciò la morte di Osama Bin Laden, il nemico pubblico numero uno.

Tutti ricordano l’America under attack che lampeggiava nei sottopancia delle immagini dell’11 settembre, tornato, subito, in mente ai maratoneti di Boston. All’FBI si indaga se la matrice dell’attentato sia islamica o interna ma, intanto, mentre giura che non si darà pace finché non verranno presi i responsabili, Obama quella parola la sussurra quasi: terrorismo. Perché? Forse perché non ha mantenuto tutte le promesse fatte? Le truppe americane se ne sono andate dall’Iraq nel dicembre 2011 ma restano, ancora, di stanza in Afghanistan; doveva chiudere il supercarcere di Guantanamo ma, al 30 marzo 2013, i detenuti sono 166, le procedure di rilascio bloccate 86 e soltanto 6 sono sotto processo. O, forse, perché si affaccia prepotentemente lo spettro del terrorismo interno?

Ai primi di novembre 2009, il maggiore Nidal Malik Hasan, 39enne di origine giordana, nato in Virginia, musulmano, apre il fuoco sui suoi commilitoni nella base militare di Fort Hood, in Texas. L’ ufficiale medico, specializzato in malattie mentali, uccide 13 militari e ne ferisce una trentina, in fila per gli accertamenti medici prima della partenza per l’Afghanistan. Da circa 20 anni indossava la divisa a stelle e strisce e si considerava un patriota americano. I familiari dello psichiatra hanno raccontato che soffriva per i sospetti di suoi colleghi, dovuti alle sue origini mediorientali, soprattutto dopo l’11 settembre e non voleva essere spedito in Afghanistan, considerato da molti soldati il Vietnam del terzo millennio.

Poco meno di due mesi dopo, il giorno di Natale, un terrorista tenta di far esplodere in volo un Airbus A330 della Delta Airlines, in atterraggio a Detroit, in arrivo dalla Nigeria, con 278 passeggeri. L’attentatore è un 23enne nigeriano, Abdul Farouk Abdulmutallab, addestrato nei campi yemeniti di Al Qaeda, dove ha recuperato l’esplosivo per costruire il sofisticato ordigno che si è attaccato ai polpacci e che fa detonare a carrello per l’atterraggio già aperto. Ma il meccanismo si inceppa e la strage viene solo sfiorata. Infatti, si percepisce un botto come fosse un fuoco d’artificio, qualcuno ha pensato all’esplosione di una gomma del carrello ma, al 18B, dove siede Abdul, si sprigiona un piccolo incendio che le hostess provvedono a spegnere mentre il 23enne viene immobilizzato da alcuni passeggeri.

Primi di maggio 2010, Times Square, cuore di New York. Tre bombole di propano, due galloni di gasolio, fuochi d’artificio, fili elettrici e due sveglie come timer. Il tutto nascosto in una Nissan Pathfinder, parcheggiata all’incrocio tra la 45esima e la Settima Avenue, con le 4 freccie lampeggianti e il motore acceso. Sono quasi le 18.30 di sabato: i teatri si stanno riempiendo di spettatori. Un venditore ambulante di magliette scorge del fumo uscire dal Suv e avvisa uno sceriffo a cavallo. Inizia l’evacuazione, intanto arrivano gli artificieri, inutilmente, l’ordigno è già esploso o meglio, il meccanismo si è inceppato, c’è stato solo uno scoppiettio e la strage, anche questa volta, è stata solo sfiorata. L’attentatore è Faisal Shahzad che ha dichiarato di appartenere al gruppo Therik-e-Taliban ma di avere agito di sua spontanea volontà.

Fine luglio 2012, Denver, Century Aurora 16 Movie Theater, anteprima di Il ritorno del Cavaliere Oscuro, l’ultimo episodio dell’infinita saga di Batman. James Holmes, 24enne ex studente di medicina, facoltà da cui si è ritirato nel mese di giugno, entra nel cinema mascherato con un casco e occhiali oversize scuri, giubbotto nero antiproiettile, maschera antigas simile a quella di Flagello, il cattivo della pellicola. Appena entrato lancia un lacrimogeno per scatenare il panico e poi apre il fuoco con 2 pistole e un fucile: 12 morti e 50 feriti. Finita la macabra performance, il ragazzo viene bloccato nel parcheggio.

Il 14 dicembre 2012, alla Sandy Hook, scuola elementare di Newtown, nel Connecticut, Adam Lanza, 20 anni, apre il fuoco facendo 27 vittime, di cui 20 bambini tra i 6 e i 7 anni, suicidandosi prima dell’arrivo della polizia. Ma la scia di sangue lasciata da Adam ha inizio a casa sua, quando fredda la madre con le armi che detiene regolarmente la donna, per poi recarsi alla scuola.

Proprio alle vittime di Newtown era dedicato l’ultimo tratto della Maratona di Boston dove ieri sono esplose due bombe che hanno fatto 3 morti, tra cui un bambino di 8 anni e 150 feriti, di cui 17 sarebbero gravissimi, 9 sarebbero bambini, e in 10 avrebbero subito amputazioni. Qui torna quella parola che Obama pronuncia a fatica: terrorismo. Islamico o interno? E si ripropone l’eterno interrogativo, il più banale ma, allo stesso tempo, il più inquietante: perché? Secondo la teoria di Brian Jenkins, analista della Rand Corporation negli anni ’70, “un terrorista non vuole che molta gente muoia. Un terrorista vuole che molta gente abbia paura”. Obiettivo raggiunto: negli States, e non solo, si è scatenato il panico tanto che l’aeroporto La Guardia di New York è stato evacuato per un pacco sospetto.