Paura in una sinagoga di Gerusalemme, colpita questa mattina da un attentato in cui sono morte un numero di persone ancora non confermato che va dalle quattro alle sette (a seconda delle fonti) e in cui ne sono rimaste ferite una decina.

Il tragico evento è avvenuto durante la preghiera del mattino nel sobborgo di Har Nof di Gerusalemme Ovest e più precisamente presso la sinagoga di Kehillat Bnei Torah.

Due palestinesi, armati di pistole e mannaie e asce hanno fatto irruzione nell’edificio aprendo il fuoco, compiendo una vera e propria carneficina. In quella che i testimoni hanno definito una scena terrificante i due terroristi hanno poi trovato la propria fine durante uno scontro armato con due ufficiali di polizia. Tuttavia il numero dei responsabili non è ancora confermato, dato che le autorità stanno cercando un terzo uomo che potrebbe aver partecipato all’attacco, anche se l’ipotesi pare avere scarsa credibilità.

Hamas ha rivendicato l’attentato, descritto come un “atto eroico” e una ritorsione contro Israele in seguito al divieto di accesso alla Spianate delle Moschee per tutti i fedeli musulmani di età inferiore ai 50 anni (poi rimosso in seguito all’intervento diplomatico di John Kerry). A contribuire alla tensione c’è stato poi l’omicidio (per le autorità israeliane un suicidio) di un conducente di autobus palestinese trovato impiccato a Gerusalemme nella notte tra domenica e lunedì. L’organizzazione paramilitare ha annunciato che sta progettando una serie di nuovi attentati dislocati in varie città dello stato di Israele, tra i quali investimenti di passanti e accoltellamenti per strada.

Dal canto suo il premier Benyamin Netanyahu ha attribuito la responsabilità dell’attacco terroristico sia ad Abu Mazen che alla stessa Hamas. Isreale ha promesso una reazione molto dura a questo nuovo attacco, visto come diretta conseguenza di “un incitamento che la comunità internazionale ha irresponsabilmente ignorato“.

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