Uno dei presunti killer dell’attentato in Tunisia, Seiffedine Rezgui, è morto nel corso dell’attacco stesso (clicca qui per leggere cosa è accaduto a Sousse). Il ragazzo, appena ventitreenne e studente d’ingegneria informatica, avrebbe compiuto l’attentato ai due resort sulla spiaggia di Sousse dopo aver compiuto un percorso ben preciso.

Attentato Tunisia: chi era il presunto killer

Rezgui avrebbe studiato sia all’istituto di scienza forensi di Tunisi, con l’imam Malik (l’istituto è considerato una sorta di palestra dei salafiti, creato per trasmettere la perfetta conoscenza della religione della militanza) sia come ingegnere informatico all’università. Il ragazzo appare spesso sui social network, su cui inneggia alla jihad (la guerra santa) e su cui viene omaggiato dall’Isis, a poche ore dal suo “sacrificio” per la causa.

Nella rivendicazione dell’attentato a Sousse Rezgui viene chiamato col nome di battaglia di Abu Yahya al-Kairouani. Per aver messo in pratica l’attacco in Tunisia, la famiglia di Rezgui dovrebbe essere stata ricompensata con del denaro. Chi lo conosceva ovviamente lo difende: il ragazzo di 23 anni era di carattere timido, introverso, molto educato ma sembrava soffrire in modo particolare la vita.

Attentato Tunisia: i punti interrogativi

Su di lui pendono anche i dubbi in merito al fatto di come sia riuscito a procurarsi le armi: in Tunisia, da qualche anno, è molto difficile farlo e trovare un kalashnikov non dovrebbe essere cosa facile a patto che non si abbia un’organizzazione ben fornita alle spalle. Sarebbe poi noto che Rezgui frequentava due moschee (la Tunisia sta procedendo alla chiusura di circa 80 di esse, ossia di tutte quelle che opererebbero al di fuori del controllo statale).