Le cene a casa di amici durante il fine settimana sono alcuni tra i momenti di relax più piacevoli che io riesca a immaginare: stesse facce, pizze unte e bisunte, il caffè, l’ammazza caffè, il pettegolezzo spiccio e spinto. Sfortunatamente per me, nessuno dei miei amici è un vivo appassionato di calcio. E questo, appunto, è un problema: fingere di guardare i risultati di una partita ed esaltarsi è assolutamente più semplice, rispetto a sciropparsi un film sgradevole e mantenere un diplomatico silenzio di fronte all’ennesima fallimentare prova d’attrice da parte di, qualche, come direbbe uno scandalizzato Renè Ferretti, “cagna maledetta”.

Quando esplodono le discussioni a difesa dell’eroina di turno del piccolo o grande schermo, la tensione si gonfia a velocità smodata assumendo toni da guerra fredda. Accuse d’invidia e prese di posizione pseudo cinefile a difesa dell’attrice “cinofila” si oppongono al buon gusto ed al buon senso. Ecco l’angustiante dilemma: come riconoscere la “cagna ululante” e il “somaro latrante”? Come uscire vincitori dall’impasse di una discussione che sarebbe e altrimenti puramente soggettiva? Mi limiterò a fare tre piccole considerazioni sui principi per l’identificazione di una indiscutibilmente scadente mise en scene: ovvero “guida semplice e compatta allo sgamo dell’attore cano”.

Punto uno: “LA SFIATATA”. Come una balena che prende aria dopo ore et ore di apnea furibonda, l’attore/attoressa di “scarsa talenza” (declinazione di talento) ricorre a tale sotterfugio per riempire i vuoti silenzi di una scena in cui fondamentalmente nulla accade. Lo sfiatamento è così riconoscibile: l’attore/essa di turno sgrana gli occhi, rattrappisce la boccuccia con fare seducente, ma altezzoso, inarca le sopracciglia in un tripudio di fremiti facciali degni di un infarto letale, portando lo spettatore ad un inutile stato d’ansia che viene risolto con un semplice sfiatamento. In parole semplici pensate a un cane nervoso quando starnutisce. Per il cane la soluzione e la “Rinazina per canidi”, per l’attrice di turno non c’è cura, solo la sedazione.

Punto due: “ALL’INIZIO ERA IL VERBO”. Qualunque stronzata gli esca dalla bocca sembra sia la cosa più drammatica ed essenziale della storia del cinema. Il sopravvalutato pirla tenterà sempre di conferire un dramma, che sfora nel ridicolo, a qualunque affermazione lo riguardi. E soprattutto tenterà disperatamente e continuamente di trovare scuse per sciogliersi in lacrime, come manco Maria Maddalena Penitente sotto la croce. Nel cinema italiano una valida alternativa al pianto a dirotto sono le urla, le crisi isteriche e il lancio di oggetti contundenti contro strutture particolarmente frangibili: tavolini di cristallo, specchi dell’ottocento, cineserie varie.

Punto tre: “L’ANGUILLA FURIOSA”. L’attore cane, al fine di sottolineare il suo, indiscusso talento drammatico, si agita e si dimena in maniera convulsa e inefficace, come un’anguilla presa all’amo e cosciente della sua imminente disfatta. In alternativa recentemente, in seguito a evidenti critiche, da parte ovviamente dei critici, gli attori/attoresse “tarantola” vengono sedati prima della scena facendoli risultare al limite del coma etilico: biascicano le battute e muovono gli occhi bovini con liquida noncuranza. Il che associato alle colossali cazzate qualunquiste che sono tenuti ad affermare in scena, li fa sembrare straffatti di crack.

Ovviamente questa è una visione ironica e buffa in merito a una problematica che certamente non è in cima alle priorità della maggior parte degli italiani. Ma  se nemmeno queste semplici e tecniche argomentazioni dovessero bastare  a zittire il patrio difensore dei somari da cinema nostrano, potete ricorrere infine all’indiscutibile conto della serva: se i nostri lungometraggi da sala, fanno così fatica a tornare in pari con le spese, ed a guadagnare quattro soldi al botteghino un motivo ci sarà. Evidentemente nessuno può sopportare un tarantolato isterico, urlante e piangete per più di dieci secondi su un grande schermo. Per molti è meglio un salto nella sanguinolenta surrealtà di Tarantino, a uno scontro contro un muro di ingiustificata malinconia da supermercato firmata Cinecittà.

photo credit: Sara Fasullo via photopin cc