Shock in Austria, dove un bambino di dieci anni è stato violentato da un profugo iracheno negli spogliatoi di una piscina della capitale. La violenza si sarebbe consumata lo scorso 22 dicembre, ma i dettagli della vicenda emergono solo ora. La polizia ha infatti inizialmente ritenuto opportuno non diffondere la notizia, sia per tutelare l’identità della vittima, che per evitare di fomentare le tensioni in corso in tema di immigrazione.

A seguito del fatto, il  ragazzino avrebbe raccontato tutto al bagnino della struttura, che ha immediatamente chiamato un’ambulanza e le forze dell’ordine. La polizia ha individuato e fermato il sospettato (un ventenne) che, in sede di interrogatorio, avrebbe confessato la violenza spiegando agli agenti di essere stato vittima di “uno stato di emergenza sessuale” in quanto “non faceva sesso da quattro mesi” e per questo è stato “trascinato dai desideri sessuali”. Alla polizia l’uomo ha quindi ammesso di essere consapevole di avere commesso un “enorme errore” e di essere a conoscenza del fatto che avere rapporti sessuali con bambini è “vietato in ogni parte del mondo“. “Non ho mai fatto una cosa del genere, ho una moglie e una figlia in Iraq, ma ero disperato“ si sarebbe giustificato il giovane.

L’uomo è arrivato in Austria il 5 settembre scorso, seguendo i flussi di profughi provenienti dai Balcani, trovando in seguito occupazione come conducente di taxi. Il giovane iracheno, ad oggi incarcerato, è in attesa di processo.

Risale a solo un mese fa un altro caso simile, verificatosi nella piscina termale di Linz, dove una mamma ha chiamato le autorità dopo che un afgano 29enne si era avvicinato in atteggiamenti compromettenti ad un bimbo di appena 3 anni. Episodi che infiammano ulteriormente il dibattito europeo sull’immigrazione, in un Paese, come l’Austria, pronta a mettere in discussione il trattato di Schengen e a chiudere le frontiere.