Un nuovo attentato ha squassato le strade della capitale turca. Un’autobomba è esplosa ad una fermata del bus nel centro di Ankara alle 18.45. Lo scoppio ha causato almeno 34 morti – tra di loro ci sarebbero anche due kamikaze – e oltre 120 feriti. Il veicolo è saltato in aria mentre era in movimento, quando era in pieno centro, tra il parco Guven e piazza Kizilay, e dopo lo scoppio sono stati uditi anche degli spari. Per ora i sospetti cadono soprattutto sul PKK. Il ministro degli Interni turco Ekfan Ala ha spiegato “che le indagini si chiuderanno domani e riveleremmo il nome dell’organizzazione responsabile“.

Vicino al luogo di quest’ultimo attentato era scoppiata un’altra autobomba il 17 febbraio – in quella occasione le vittime erano state 29.  Il nostro ministero degli Esteri sta facendo tutte le verifiche necessarie per stabilire se sono stati coinvolti nell’attentato anche degli italiani. Come è accaduto già in passato, dopo l’esplosione c’è stato un visto rallentamento dei social network.

Sulla vicenda c’è da dire anche che ormai la censura. Il Consiglio Supremo della radiotelevisione (RTÜK) ha vietato la trasmissione di immagini dell’attentato e delle sue vittime. Subito dopo l’attentato, l’area in cui è avvenuto lo scoppio è stata evacuata nel timore di un secondo attacco. Sul tema bisogna infine ricordare una nota di Palazzo Chigi in cui si afferma che “i terroristi devono sapere che per quanto sanguinoso sarà il loro odio non riusciranno a piegarci e scuoterci, ovunque essi colpiscano. La risposta e la condanna della comunità internazionale sarà ferma, unanime, risoluta“.