Un’autobomba è scoppiata oggi ad Ankara alle 18,31 ora locale – erano le 17,31 in Italia – al passaggio di tre autobus non blindati. Lo scoppio è avvenuto in pieno centro di Ankara, nel quartiere di Kizilay, vicino al comando delle forze armate e a circa 500 metri dal parlamento turco. I morti sarebbero almeno 28, e come hanno spiegato anche il vicepremier ed il portavoce del governo turco, Numan Kurtulmus, tra di loro ci sarebbero “probabilmente” “anche civili“, mentre i feriti sarebbero 61.

Finora non c’è stata ancora nessuna rivendicazione, e per questo i media locali parlano di due piste: da una parte si pensa che dietro all’attacco ci potrebbe essere l’Isis – con le sue cellule eventualmente attive sul territorio turco, dall’altra c’è la pista che porta ai ribelli separatisti curdi del Pkk. Questa seconda possibilità è ritenuta la più probabile visto le modalità dell’esplosione ricalca precedenti attacchi da parte di miliziani curdi nel sud-est della Turchia.

Il premier Ahmet Davutoglu ha rimandato la sua partenza per Bruxelles per il vertice Ue – così come il presidente  Recep Tayyip Erdogan, che doveva partire per l’Azerbaijan – ed è stata indetta una riunione di sicurezza di alto livello nel Palazzo Presidenziale. Il governo turco ha vietato la diffusione di notizie sull’attentato – tranne che per i comunicati ufficiali -, e l’autorità radiotelevisiva turca (Rtuk) ha imposto anche il divieto di trasmettere immagini dell’esplosione. Da quando, l’estate scorsa, la Turchia è diventata oggetto di attentati, le autorità hanno attribuito la paternità di simili azioni soprattutto allo Stato Islamico. L’attentato più grave in Turchia risale allo scorso ottobre. in quell’occasione 103 persone erano morte a causa di due kamikaze che si erano fatti saltare in aria durante una manifestazione nei pressi della stazione centrale di Ankara. Un altro attentato kamikaze aveva riguardato una comitiva tedesca nel quartiere di Sultanahmet a Istanbul il 16 gennaio.