Questa mattina, intorno alle 6.30 del mattino, il consolato italiano a Il Cairo è stato colpito da un’autobomba proprio davanti all’entrata dell’edificio.

La struttura diplomatica era chiusa al momento dell’esplosione, così come era piuttosto contenuto il traffico in strada: fattori che hanno limitato la portata dell’attacco, che in ogni caso ha provocato almeno un morto (per ora le fonti sul posto restano caute) e svariati altri feriti, oltre a ingenti danni all’edificio stesso. Il consolato italiano a Il Cairo si trova infatti in un incrocio che durante la settimana risulta molto affollato.

A dare le prime notizie sulle vittime dell’attentato, per ora non rivendicato, è stato il Ministero della Salute egiziana, che ha parlato di 7 feriti. L’esplosione dell’autobomba di oggi rappresenta il primo attacco a edifici diplomatici siti in Egitto da molti anni a questa parte.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha dichiarato in un tweet che non risultano vittime italiane tra le persone rimaste ferite, e che l’Italia non si farà intimidire da questo gesto di sfida, Il Ministero ha poi diramato una nota ufficiale in cui si dichiara che “l’unità di crisi della Farnesina si è subito attivata e il personale dell’ambasciata italiana al Cairo in contatto con le autorità locali si è prontamente recato sul luogo dell’esplosione per verificare direttamente la situazione.

Quello di oggi non è affatto un episodio isolato, dato che Il Cairo e l’Egitto stanno affrontando una situazione divenuta molto tesa negli ultimi tempi. Il procuratore egiziano Hisham Barakat è infatti stato ucciso da un’analoga autobomba, mentre pochi giorni fa un’altra esplosione aveva colpito una stazione di polizia facendo tre vittime.

Secondo gli esperti della politica interna egiziana si tratterebbe di attentati da parte di gruppi islamisti provocati dalla dura politica di repressione attuata dal Presidente al Sisi contro il movimento dei Fratelli Musulmani, legittimi vincitori delle elezioni del 2013. Proprio al Sisi è stato infatti protagonista di un colpo di stato che ha portato all’incarcerazione dell’ex presidente Morsi, condannato a morte per un’evasione di massa risalente al 2011 da parte dei Fratelli Musulmani.