Ennesima scia del sangue, ennesimo attentato. Stavolta in Turchia orientale, vicino al confine con l’Iran, dove un’autobomba è esplosa nei pressi di una stazione di polizia ubicata nella provincia orientale di Van, come riferito dall’emittente statale Trc che ha citato fonti del governo locale. Il bilancio provvisorio è di 3 morti e 40 feriti. L’attentato, infatti, è stato attribuito dalle autorità ai militanti curdi del Pkk. Mehmet Parlak, funzionario del governatorato di Van, si è schierato contro un gruppo terroristico regionale, ovvero il Partito dei lavoratori del Kurdistan.

Turchia, 40mila fermi

Le persone rimaste uccise sarebbero civili mentre tra i feriti ci sarebbero anche due agenti di polizia, come citato dall’agenzia di stampa Anadolu. Dopo il fallito golpe, in Turchia continuano i fermi ad opera del governo Erdogan: sono oltre 40mila le persone fermate dal governo turco. Per la metà di loro, ovvero per oltre 20 mila, è stato confermato l’arresto come annunciato dal premier turco Binali Yildirim. In quasi 80mila, tra l’altro, sono stati rimossi da impieghi pubblici mentre oltre 4 mila società sono state chiuse poiché accusate di presunti legami con Fetullah Gulen, ritenuto uno degli autori del colpo di stato fallito in Turchia.

Libia, 9 morti e 82 feriti

Intanto anche in Libia la situazione continua ad essere preoccupante. I miliziani dell’Isis – asserragliati a Sirte – hanno tentato di sfondare l’assedio delle forze governative libiche con nove attentati kamikaze: cinque degli attentatori avrebbero utilizzato autobombe. Il bilancio provvisorio è di 9 militari uccisi e 82 feriti.