La carriera di avvocatura è tutt’oggi considerata una strada prestigiosa da seguire  ma non è più considerata top. È questo il ritratto che viene fuori dal Rapporto annuale sull’avvocatura stilato dal Censis, in base al quale fra le professioni di maggior prestigiosi vi sarebbero quelle di medici (37 per cento delle preferenze), magistrati (25 per cento), professori universitari (19,5 per cento), notai (17 per cento), ingegneri e imprenditori (15 per cento), dirigenti di azienda (13 per cento), politici e avvocati (solo 9 per cento).

Per il 60 per cento delle persone intervistate, l’avvocatura e il suo prestigio sono state danneggiate dal cattivo funzionamento del sistema giudiziario italiano tanto che almeno il 51 per cento avrebbe dichiarato di aver rinunciato a iter giudiziari per far valere i propri diritti. Per il 16 per cento degli italiani il prestigio della professione di avvocatura sarebbe aumentato nel corso degli ultimi anni, per il 37 per cento sarebbe diminuito e per il 47 per cento sarebbe invece rimasto invariato.

A far ricorso agli avvocati, secondo il Censis, sarebbe stato almeno il 42 per cento degli Italiani negli ultimi cinque anni e il ricorso ai legali cresce con il crescere del livello di istruzione della clientela. L’avvocatura subisce però numerosi peggioramenti rispetto al passato. Secondo coloro che svolgono la professione, il 57,5 per cento dichiara che ci sarebbe stata perdita di prestigio, il 56 per cento che vi sarebbe scarsa capacità di innovazione, il 55, 5 per cento di avere poco tempo libero mentre per il 28 per cento sarebbero scarsi i margini di guadagno.

Il 30 per cento di coloro che fanno parte dell’avvocatura avrebbero dichiarato di essere riusciti a mantenere stabiliti i fatturati negli ultimi due anni mentre per ben il 44 per cento lo stesso sarebbe diminuito. A veder aumentato il proprio guadagno è stata la percentuale più bassa di avvocati, ossia il 25 per cento.