Con il termine babbagigi (dall’arabo habb ‘azīz = ‘mandorla buona’) ci si riferisce alla pianta meglio nota come Cipero (nome scientifico Cyperus esculentus) e ai suoi frutti, ovvero tuberi dolciastri, molto simili a castagne, largamente utilizzati nella preparazione di bibite.

Più nello specifico, si tratta di una pianta rustica, che raggiunge i 40-50 centimetri di altezza e caratterizzata da un sistema radicolare rizomatico, nel quale si formano appunto i tuberi commestibili detti zizzole di terra, bagigi, bacicci, babbagigi, o mandorle di terra. La pianta cresce spontanea nelle regioni a clima temperato, tropicale e subtropicale, dove viene anche coltivata per i suoi numerosi impieghi e le proprietà benefiche. Una volta raccolti, questi preziosi tuberi vengono infatti lavati ed essiccati, quindi venduti per la preparazione dell’orzata, bevanda rinfrescante tipica del litorale sudorientale spagnolo. I babbagigi possono tuttavia essere consumati esattamente come le noci o le mandorle, sebbene piuttosto duri. Essi sono infatti apprezzati per l’interessante quadro nutrizionale, che li rende particolarmente ricchi di proteine vegetali facilmente digeribili, sali minerali (tra cui potassio, magnesio, calcio e ferro), acidi grassi insaturi, vitamine ed antiossidanti. Grazie al loro elevato contenuto di fibre insolubili, i babbagigi aiutano quindi i diabetici a tenere sotto controllo il livello degli zuccheri nel sangue e favoriscono il transito intestinale. L’acido butirrico in essi presente svolge invece una funzione protettiva sulla mucosa intestinale, specialmente contro il cancro al colon e al retto, mentre gli antiossidanti proteggono dai radicali liberi e quindi dall’invecchiamento cellulare. I babbagini, vale la pena sottolinearlo, presentano infine un ridottissimo contenuto di grassi e sono naturalmente privi di glutine e colesterolo.