Con il termine babuvismo (dal fr. babouvisme) si intende una dottrina politica e sociale elaborata dal rivoluzionario François Noël Babeuf (1760-1797) durante la rivoluzione francese. Egli propose sostanzialmente una forma di comunismo egualitario, basato sulla comunione dei beni e del lavoro. Il babuvismo reclamava infatti la scomparsa della proprietà privata e l’ equa distribuzione dei beni prodotti dalle classi lavoratrici, così che ogni membro della società potesse godere di ciò che gli era utile. Più nello specifico, Babeuf sottolineava come la natura avesse dato a ogni uomo uguale diritto al godimento dei beni e il dovere di lavorare per contribuire al benessere comune. Fine ultimo della società è quindi garantire l’ uguaglianza dei cittadini, superando la divisione in classi, che ha le sue radici nella proprietà privata. I babuvisti erano inoltre convinti che un simile cambiamento potesse realizzarsi solo attraverso una rivoluzione e l’ instaurazione di una dittatura popolare, da cui sarebbe infine sorta la vera democrazia dell’ uguaglianza. Le idee rivoluzionarie di Babeuf (da cui il movimento prende il nome) trovarono l’ appoggio di una ristretta cerchia di intellettuali, raccogliendo tuttavia scarsa adesione tra le masse proletarie. Il babuvismo risorse quindi in Francia (con il nome di neo-babuvismo) tra il 1830 e il 1848. Tra i suoi maggiori sostenitori va certamente citato Filippo Buonarroti (1761-1837), uno dei più importanti rivoluzionari europei del primo Ottocento, che ne diffuse i princìpi anche in Italia.