Protagonista Carla Gozzi in questo nuovo format che vedrà protagonisti bambini dagli 8 ai 14 anni. Dal 9 settembre, infatti, è in programmazione un nuovo programma tv che permetterà alle piccole fashion victim in erba di riguardare e migliorare il proprio guardaroba.

Alla mia età, ricordo, che gli unici vestiti che guardavo erano quelli per le Barbie. Oggi, ci sono BAMBINI, perchè devo sottilineare che di BAMBINI stiamo parlando, che si affacciano alla macchina televisiva chi cantando, chi ballando, e ora, anche nel ruolo di vittime della moda. Vittime. Solo ed esclusivamente vittime (foto by InfoPhoto).

Su change.org, piattaforma online gratuita di campagne sociali, è già partita la petizione per bloccare la messa in onda del suddetto programma.

Laura Carafoli, vice presidente dei canali di Discovery Italy, commenta:  “Quest’iniziativa mi ha colta di sorpresa. Mi chiedo come si possa criticare un programma senza averlo ancora visto e come si possa pensare, conoscendo il nostro canale, che ci sia un intento diseducativo. Accanto alle ragazzine ci saranno sempre le madri e Carla Gozzi, che da anni è molto attenta al rapporto tra bambine e moda. Carla, non insegnerà loro a diventare delle fashioniste consumiste ma a vestirsi al meglio usando i capi che hanno già nel loro guardaroba e aiutandole, con utili accorgimenti, a migliorarlo. Il modello di riferimento non sarà assolutamente la velina ma semmai si insisterà sul fatto che non è necessario omologarsi per avere uno stile interessante”.

Probabilmente la vice presidente Carafoli non ha messo in conto la smania di apparire che certe madri riversano nelle loro figlie. Un meccanismo quello televisivo molto pericoloso soprattutto a certe età. I bambini in televisione, quando ero piccola io, li vedevo solo allo Zecchino d’oro; oggi come oggi, sono ovunque. Protagonisti assoluti in una società dove se non appari non sei nessuno. Scudi e allo stesso bersagli di madri che vogliono la loro rivincita, che si giocano il loro momento di gloria, per poi, con le amiche, esibire come trofeo l’apparizione. Vittime di una società sempre più alla deriva, dove la formazione e la cultura si sposano solo con l’effimero e il superfluo.