Sohana, è questo il nome della bambina di sole nove anni, rapita e drogata da alcune donne, mentre si recava a scuola, nel tentativo di usarla come bomba-umana. Gli agenti pakistani, bersaglio di un’assurda guerra terroristica combattuta con ogni mezzo, si erano accorti che qualcosa non andava, nell’andatura di quella ragazzina. Così prima di azionare  il pulsante collegato all’esplosivo, la baby-kamikaze veniva fermata cinquanta metri prima dell’obiettivo.

Le forze d’intelligence pakistane e quelle governative avrebbero dichiarato tutta la loro grande sorpresa derivata dal fatto che sul territorio pakistano, non si era verificato mai niente di simile. Infatti nessun gruppo terroristico talebano aveva mai sequestrato e utilizzato una bambina per pianificare ed eseguire un attentato dinamitardo.

Nella sanguinosissima lotta dei terroristi pachistani contro il governo di Islamabad infatti si sono certo registrati attentati con adolescenti plagiati e manipolati ideologicamente dalle famiglie e da qust’ultime venduti a somme altissime ( 15 mila dollari circa) , ma mai si erano raggiunti bambini di così tenera età.

L’utilizzo dei baby-kamikaze è d’altro canto un terribile espediente per aggirare i controlli ed i posti di blocco poichè gli agenti e i militari appostati nei luoghi sensibili, solitamente non si curano di perquisire i bambini. Inoltre  i mandanti dei baby-kamikaze, altro macabro effetto voluto dai terroristi, intervistano i bay-bomber, prima del loro martirio, utilizzando la loro immagine simbolica, propagandandone la loro volontà al martirio.