Non c’è dubbio che la vittima designata dai ballottaggi 2016 sia Roberto Giachetti: il candidato del Pd al posto di primo cittadino di Roma è rimasto infatti vittima della schiacciante superiorità elettorale di Virginia Raggi, che è riuscita a imporsi con un distacco netto.

Non che sia stata una sorpresa per il dirigente del Partito Democratico, che anzi in una recente intervista concessa al Corriere della Sera parla della sua condizione di vittima designata, o almeno di sconfitto annunciato.

Secondo il candidato, infatti, l’appoggio del Pd – timido ma ufficiale – non avrebbe fatto che zavorrare le sue possibilità: “Da subito ho capito che c’era una montagna da scalare. E dovevo riuscirci da solo. Il partito, purtroppo, più che un risorsa, s’è rivelato una tragica zavorra”.

Inutili allora, e forse solo di facciata perché ormai a giochi conclusi, gli interventi di Maria Elena Boschi e Graziano Delrio nella campagna elettorale di Giachetti, che lamenta anche l’ostilità manifesta di una parte importante del Pd: “Massimo D’Alema ha invece espresso, fin dall’inizio della mia campagna elettorale, un giudizio negativo nei miei confronti”.

Ma secondo l’aspirante sindaco la decisione della popolazione romana deriverebbero dallo sconforto causato dalla gestione Marino dopo i cinque anni terribili di Alemanno, ma sopratutto del coinvolgimento del Pd nello scandalo di Mafia Capitale, per il quale non ha valso la carriera specchiata in Campidoglio: “Mi ascoltavano. Poi mi dicevano: senti, nun è na’ cosa personale. È che tu rappresenti il Pd. Ce dispiace, ma nun te vota”.

Dichiarazioni importanti quelle di Giachetti, che arrivano dopo l’ammissione di sconfitta di Matteo Renzi e che non mancheranno di provocare reazioni forti nella dirigenza del partito, che a questo punto deve riflettere sulla cattiva gestione di una campagna elettorale forse troppo gravata da scandali e polemiche, anche pretestuose.

Forse non è un caso che la direzione nazionale del Pd sia stata anticipata al 24 giugno rispetto a lunedì 27, come era stato previsto. L’avanzata delle pretese della minoranza sembra inevitabile, come annunciano le dichiarazioni di Roberto Speranza, per il quale è necessario “un cambiamento di rotta: non si può far finta di nulla, guai a mettere la testa sotto la sabbia, bisogna cambiare strada ed è questo che chiediamo con forza”.