Sta facendo discutere il caso della bambina costretta a odiare il padre dalla madre: i giudici della sezione Famiglia del Tribunale civile di Milano hanno scelto di sanzionare la donna per “l’offesa alla giurisdizione” compiuta nell’ambito della separazione dei due genitori.

Secondo i magistrati “la conseguente reazione di rifiuto della minore” si sarebbe concretizzata nei sentimenti di ostilità che la piccola nutre nei confronti del padre, che non vuole incontrare dal vivo in alcun modo, sentendosi rifiutata.

La consulenza tecnica, che ha rilevato una ferita psicologica molto seria, avrebbe però offerto un quadro positivo del genitore, forse non troppo a suo agio nella relazione con la bambina ma decisamente affettuoso e sofferente per il conflitto che lo vede opposto alla moglie.

Quest’ultima in pratica avrebbe fatto aderire perfettamente la figlia alla sua versione, scaricando sull’uomo ogni colpa in riferimento al fallimento del rapporto sentimentale, e fornendo tratti di aggressività che in realtà non possiederebbe.

Nonostante il collocamento della bimba sia stato confermato presso la madre, secondo il Tribunale il problema potrà essere risolto solo una volta che questa farà dietro front e permetterà che la figlia costruisca una relazione solida con il padre.

Da qui le dure prescrizioni affidate alla donna: concessione di visite libere al padre, rinnovato dialogo con la figlia sulla figura paterna e presa di coscienza della propria malafede nei confronti dell’ex. In caso contrario la minaccia è quella del collocamento della figlia presso il padre o all’interno di una famiglia affidataria.

Per quanto si tratti di una sentenza potenzialmente controversa, tuttavia i giudici hanno ritenuto di dover salvaguardare “il diritto del minore ad un percorso di sana crescita” anche in contrasto con la libertà educativa attribuita ai genitori.

Condannando il comportamento tenuto dalla madre, i giudici l’hanno sanzionata con il pagamento del doppio delle spese di giudizio, 7.200 euro, in quanto avrebbe abusato del diritto di rivolgersi al Tribunale avendo tentato di allungare lo svolgimento del processo e aggravare la portata del contenzioso.