Prime conferme per il caso della bambina morta di malaria a Brescia dopo essere stata ricoverata all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Sofia Zago sarebbe infatti stata vittima dello stesso parassita che aveva fatto ammalare anche i due bambini ospiti dello stesso reparto di pediatria dopo essere tornati dal Burkina Faso.

Lo conferma Nunzia Di Palma, direttrice dell’unità operativa di pediatria dell’ospedale di Trento: il parassita si chiama Plasmodium falciparum, tuttavia resta ancora da determinare l’identità del ceppo della malattia, di cui si sta occupando l’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che ha avviato in queste ore l’analisi dei vetrini.

I due bambini, ricoverati insieme alla madre e al fratello adolescente, sono stati dimessi dopo essere guariti. Nell’ospedale non è stata inoltre trovata alcuna zanzara anofele tra le trappole posizionate al fine di verificare la presenza di possibili vettori della malaria.

Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari della Provincia di Trento, ammette però che “non si può escludere che ce ne fossero nei giorni in cui la bambina si trovava ricoverata in ospedale, quando c’erano anche i due piccoli affetti da malaria, poi guariti. Non abbiamo a oggi nessuna evidenza di contatto. Gli esperti dicono che prenderebbe più piede l’ipotesi della ‘zanzara nella valigia’, proprio dei piccoli pazienti del Burkina Faso“.

Nel frattempo la Procura locale ha aperto d’ufficio un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti. L’inchiesta dovrà accertare l’esecuzione dei protocolli in vigore in questi casi e dovrà ricostruire tutte le tappe che hanno portato al decesso di Sofia Zago.