Mentre il Parlamento italiano ha deciso di accantonare la discussione sulla stepchild adoption, la battaglia per il riconoscimento delle famiglie arcobaleno prosegue a suon di sentenze nelle aule di tribunale. Questa volta a pronunciarsi a favore dell’adozione di un bambino da parte di una coppia gay è stato il Tribunale per i minorenni di Roma.

I giudici hanno deciso di concedere l’adozione di un maschietto a due padri omosessuali. La coppia aveva avuto il bambino grazie all’inseminazione eterologa ricorrendo alla maternità surrogata in Canada. Benché la pratica dell’utero in affitto sia illegale in Italia, niente infatti impedisce alle coppie gay desiderose di avere un figlio di recarsi all’estero, proprio come ha fatto il leader di SEL Nichi Vendola.

Una volta rientrate in Italia queste famiglie devono lottare per vedere riconosciuti i loro diritti e tutelato il benessere psicologico del bambino. Proprio per assicurare al bambino gli stessi diritti dei figli delle coppie eterosessuali il Tribunale per i minorenni di Roma ha deciso che i due uomini possono essere considerati entrambi genitori del piccolo.

Il bambino è infatti stato cresciuto dalla coppia e secondo il Tribunale dei minori deve essere garantito il suo diritto alla continuità affettiva e alla stabilità economica. Il Tribunale ha così legalizzato quella che da tempo era una famiglia a tutti gli effetti, in grado di offrire stabilità al figlio. I due padri infatti stanno insieme sin dai tempi dell’università. La sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma oltre a essere storica è anche inappellabile, poiché i termini per il ricorso sono scaduti.

Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva invocato una nuova legge sulle adozioni gay, invitando gli alleati di Ncd, che considerano la questione della stepchild adoption chiusa, a mettere da parte le posizioni ideologiche per colmare il vuoto legislativo. Stando alle indiscrezioni il Pd starebbe già lavorando a un nuovo testo condiviso sulla stepchild adoption.