Nella notte tra il 17 e il 18 luglio scorso un uomo di Pescara, Massimo Maravalle, di 48 anni, uccise  il figlio adottivo di cinque anni, soffocandolo nel sonno e tentando di fare lo stesso anche con sua moglie, l’avvocato Patrizia Silvestri. L’uomo non è mai stato condannato per il bambino ucciso: è stato infatti giudicato incapace di intendere e di volere mentre compiva il fatto (sarebbe stato in preda a delirio totale, paranoide e persecutorio).

Proprio per questo motivo, sua moglie ha deciso di non abbandonarlo e di tornare assieme a lui. Come ha spiegato la stessa Patrizia Silvestri: “Non era lui in quel momento. L’ho perdonato e ora proviamo a ricominciare insieme“. Per la storia del bambino ucciso, Maravalle ha infatti riacquistato la sua libertà, dopo aver trascorso quattordici mesi in una casa di cura e custodia, all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (in provincia di Caserta). A convincere la donna a tornare con suo marito, nonostante egli abbia ucciso il piccolo, è stata anche la nuova perizia psichiatrica condotta da Renato Ariatti, che avrebbe stabilito come l’uomo, attualmente, non possa costituire un pericolo (ma dovrà ovviamente assumere dei farmaci).

Per questioni di sicurezza comunque, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara ha disposto che Maravalle abbia la libertà vigilata e per due volte a settimana dovrà presentarsi al Centro di Salute Mentale di Pescara.