Le prime voci sulle difficoltà di Banca Etruria risalgono alla fine del 2010. E infatti Bankitalia invia a più riprese i suoi ispettori ad esaminare le carte dell’istituto – nel 2010, 2013 e 2014, e l’ultima volta gli ispettori restano negli uffici dell’istituto di credito per sei mesi.

Un miliardo di crediti inesigibili vengono iscritti a bilancio come perdite tra il 2012 ed il 2013. A questi bisogna aggiungerne altri 3 più le perdite del 2014, per cui il totale dei crediti andati in fumo supera largamente i 4 miliardi di euro.

Per questo la banca è stata commissariata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con Decreto n. 45 del 10 febbraio 2015 – e lo scorso 22 novembre il governo Renzi ha trasformato le obbligazioni e le azioni dell’istituto di credito in carta straccia.

Ora sulla crac della Banca sta indagando la Procura di Arezzo – l’ipotesi su cui sta lavorando è di truffa. Il titolare del procedimento sarà il procuratore Roberto Rossi, già titolare del vecchio fascicolo per ostacolo agli organi di Vigilanza. Stanno indagando su una serie di operazioni fatte negli ultimi anni, come le spese fuori controllo dell’istituto tra il 2013 ed il 2014: sembra siano stati spesi 15 milioni di euro per i consulenti esterni e 14 milioni per i compensi di consiglieri e sindaci, oltre a una serie di operazioni sulle quali bisognerà fare chiarezza.

Un altro punto da chiarire è perché sono stati coinvolti i piccoli risparmiatori nella collocazione di obbligazioni subordinate. Il sospetto è che l’istituto di credito sia riuscito ad ottenere denaro soltanto da loro, visto che gli investitori esperti erano perfettamente al corrente del fatto che banca Etruria era destinata al fallimento.