Assolti perché il fatto non sussiste: con questa formula sono stati prosciolti da ogni accusa Giuseppe Fornasari, ex presidente di Banca Etruria, Luca Bronchi, ex direttore generale, e Davide Canestri, direttore centrale, comparsi davanti al gup di Arezzo Annamria Loprete per il reato di ostacolo alla Vigilanza.

Al terzetto veniva imputato il finanziamento con 10,2 milioni di euro degli acquirenti della società Palazzo della Fonte tramite cessione di immobili, che inglobava il patrimonio immobiliare di Banca Etruria.

Il reato di crediti deteriorati è stato invece dismesso con la formula “il fatto non costituisce reato”. In tutto l’accusa portata avanti dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Julia Maggiore aveva chiesto due anni e 8 mesi per i due ex dirigenti e 2 anni per l’attuale vertice.

L’ex presidente, unico a non essere presente in aula alla lettura della sentenza, ha ricevuto la notizia dell’assoluzione tramite il suo legale Antonio D’Avirro, che ha descritto lo stato d’animo del suo assistito come “chiaramente commosso e contento”, e per il quale ha parlato di “estrema correttezza di Fornasari, subentrato in un momento di grande difficoltà per la banca che però ha sempre lavorato nell’interesse dell’Istituto”.

Il processo si era svolto con rito abbreviato, e quindi basato sui documenti prodotti dall’accusa, con la piena collaborazione della difesa, che oggi ha potuto dimostrare in sede di prima fase di giudizio l’innocenza degli imputati.

Durissima la reazione dell’Associazione Vittime del Salva-Banche, che ha definito “inammissibile e vergognosa l’assoluzione”, la quale avrebbe ignorato il reato di occultamente dei crediti deteriorati, che ha portato “alle conseguenze che tutti conosciamo, e all’azzeramento di tanti risparmiatori, raggirati con dolo all’acquisto di tale obbligazioni per ripianare i debiti di una gestione scellerata dei vertici.”

L’inchiesta su Banca Etruria nel frattempo continua con gli altri processi che dovranno rendere conto delle più gravi accuse di bancarotta fraudolenta e di truffa aggravata, relativa alla vendita delle obbligazioni subordinate ai correntisti per una soma complessiva di 120 milioni di euro.