Blitz della Guardia di Finanza: gli investigatori del nucleo tributario di Arezzo sono entrati nelle sedi di 15 società che hanno ricevuto finanziamenti da Banca Etruria e sono riconducibili all’ex presidente Lorenzo Rosi e all’ex consigliere Luciano Nataloni. I due soggetti sono indagati dalla procura per “omessa comunicazione del conflitto di interessi“, perché non hanno comunicato al Cda che avevano autorizzato la concessione dei fidi, del loro ruolo in queste aziende.

Tra l’altro questi finanziamenti si sono poi deteriorati ed hanno generato perdite per 18 milioni di euro. L’indagine della Finanza dovrà far luce sul modo in cui è stato utilizzato il denaro. Come hanno scritto gli ispettori di Bankitalia che nel febbraio scorso hanno decretato il commissariamento di Etruria: “non è stata approfondita la convenienza della banca nel compiere le operazioni, né effettuato un confronto tra le condizioni applicate e quelle di mercato“, e le “sopra citate carenze rilevano a vario titolo, in particolare, per il dottor Nataloni e per il dottor Lorenzo Rosi“.

Per quanto riguarda questo istituto di credito c’è poi da rilevare che una decina di giorni fa è stata presenta la dichiarazione di insolvenza in Tribunale. Dopo questo atto le ipotesi di reato a cui stanno pensando gli inquirenti sono quelle di ostacolo alla vigilanza, conflitto di interessi, e visto il “buco” nel bilancio di oltre tre miliardi c’è anche l’ipotesi di bancarotta fraudolenta. E lo faranno sulla base della relazione del liquidatore Giuseppe Santoni, che si occuperà anche di svolgere il ruolo di curatore fallimentare. L’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti non può considerarsi remota, vista la portata Un’ipotesi tutt’altro che remota, anche tenendo conto delle operazioni finanziarie contestate – e considerando prima di tutto i fidi concessi alle società che fanno capo all’ex presidente Rosi e al consigliere Luciano Nataloni.