Continuano le indagini sulla bancarotta di Banca Etruria: è infatti di oggi la notizia che la procura di Arezzo ha chiesto il sequestro degli 1,2 milioni di euro percepiti dall’ormai ex direttore generale quale buonuscita.

Ma a decretare la somma nel 2014 fu il Consiglio di Amministrazione dell’epoca, all’interno del quale compare anche Pier Luigi Boschi, padre del Ministro delle Riforme Maria Elena. L’uomo era infatti vicepresidente insieme ad Alfredo Berni, mentre Lorenzo Rosi rivestiva la carica di presidente. In tutto a votare la misura furono 14 consiglieri su 15 (Giovanni Grazzini unico astenuto).

Gli investigatori stanno poi conducendo ulteriori verifiche sulle operazioni che Bankitalia contesta ai consiglieri di Banca Etruria, sulle quali sta indagando anche la Guardia di Finanza. Risulta ancora tutta da chiarire la vicenda pertinente le consulenze disposte dalla Banca in merito ad aspetti di “corporate governance, controllo interno, modello organizzativo dgls 231, operazioni in conflitto d’interesse, privacy e antiriciclaggi”.

Tra le commissioni sospette figurano anche i 1,3 milioni di euro pagati alla Jci Capital per un aumento di capitali risalente al 2013, ma in generale sono moltissime le consulenze con importi notevolmente più alti rispetto alla norma e delle quali non ci sono prove effettive né rendicontazione: in tutto si parla di 17 milioni di euro spesi in tre anni.

Un altro capo di accusa del quale il CdA di Banca Etruria dovrà rispondere sono poi le operazioni in conflitto di interesse, comprendenti 98 posizioni di fido, per un totale di 185 milioni di euro di affidi a 13 ex consiglieri e 5 membri del direttivo.