L’ultima multa di Bankitalia agli ex-vertici di banca Etruria è arrivata più o meno una settimana fa: il nostro istituto centrale aveva sanzionato gli ex-capi dell’istituto di credito salvato alla fine dell’anno passato per 2,2 milioni di euro. Una misura esemplare, in apparenza, che si scontra con quello che ha scoperto l’Associazione vittime del Salva Banche.

Tramite delle visure catastali hanno scoperto che ora gli ex-capi della banca “sono dei nullatenenti, hanno intestato tutto, evidentemente, a parenti in tempi non sospetti” – a parlare è Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione. E continua “Per questo rinunciamo a costituirci parte civile: anche in un ipotetico rimborso, questi ex-amministratori non avrebbero beni su cui rivalerci” – o comunque poca roba se si considera che i soggetti in esame erano degli ex-banchieri, ma anche imprenditori ed amministratori di aziende.

Secondo l’Associazione vittime del Salva Banche, l’ex presidente di Etruria, Lorenzo Rosi, secondo le visure risulterebbe proprietario solo di 2 piccoli appartamenti in provincia di Arezzo per un valore stimato di 60.000 euro. Avrebbe fatto una permuta immobiliare il 28 marzo dell’anno passato – un mese dopo il commissariamento di banca Etruria.

L’ex-direttore generale della banca Luca Bronchi, nell’ottobre del 2013 – ovvero dopo le prime ispezioni di Bankitalia ha deciso di cedere in usufrutto il 50% di una villetta ad Arezzo – che avrebbe un valore stimato in circa un milione di euro.

Un altro caso è quello del commercialista Luciano Nataloni, membro del cda di Etruria, e titolare di un unico immobile a Castelfranco Piandisco che ha una rendita catastale di 840 euro. L’unica eccezione in questo caso sarebbe rappresentato dall’ex vicepresidente della banca Pierluigi Boschi – e padre dell’attuale ministro delle Riforme. Boschi senior avrebbe due case di proprietà, più altri terreni che finora non ha venduto o ceduto in usufrutto. Sempre troppo poco rispetto al risarcimento che gli obbligazionisti dovrebbero ricevere.