Banca Etruria sempre più al centro del polverone mediatico, in seguito al decreto del governo Salva Banche, e anche delle vicende giudiziarie. Gli ex vertici sono infatti sotto inchiesta per conflitti d’interesse e prestiti facili e le indagini sono attualmente in corso.

La Procura di Arezzo ha aperto ben tre inchieste nei confronti degli ex amministratori di Banca Etruria, indagati a vario titolo e con differenti ipotesi reato: si parla di un possibile conflitto d’interessi che avrebbe fatto avere agli ex vertici dei vantaggi per un totale di 185 milioni di euro; ostacolo alla vigilanza e presentazione di fatture false; e quindi truffa nei confronti degli obbligazionisti, le Vittime del Salva Banche.

Intanto sulla sempre più discussa vicenda è intervenuta la professoressa Stefania Agresti, preside dell’istituto comprensivo Marconi di San Giovanni Valdarno, nonché madre del Ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi e moglie di Pier Luigi Boschi, che è stato vicepresidente di Banca Etruria per 8 mesi, prima che venisse commissariata dal governo Renzi con il tanto contestato provvedimento Salva Banche.

Stefania Agresti ha parlato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera anche a proposito dello stato d’animo attuale della figlia: “In questi giorni ho scritto vari sms a Maria Elena, che è stanca, turbata, soprattutto perché vede soffrire noi. Le ho fatto coraggio, le ho scritto: tu devi andare avanti, noi siamo qui, non ti preoccupare”.

Riguardo all’inchiesta che coinvolge Banca Etruria e il marito, la Agresti ha dichiarato: “Io vi dico che avrete delle sorprese. Per fortuna c’è un’inchiesta, ci sono le carte e da quelle carte, vedrete, la verità verrà fuori. E la verità è che noi, in primis mio marito, non abbiamo mai preso un euro dalla banca. Altro che finanziamenti alle nostre attività!”.

Sulla questione di Banca Etruria difende l’operato del marito dicendo: “Abbiamo sofferto quando abbiamo appreso la notizia. E soffriamo anche per i risparmiatori che hanno avuto dei danni. [...] Mio marito, in realtà, ha fatto di tutto per salvare la banca nei mesi in cui è stato vicepresidente. Fino all’ultimo”.

Riguardo al fatto che il figlio lavorasse anche lui presso Banca Etruria, Stefania Agresti afferma: “Volete sapere la verità? Mio figlio fu assunto in Banca Etruria nel 2007, quando non mi pare che Maria Elena fosse ministro. Emanuele, all’epoca, si trovava in Inghilterra quando lo chiamò l’Etruria per il colloquio. L’hanno assunto perché era preparato, mica perché aveva il bollino rosso”.