Cosa è stato approvato oggi nel Consiglio dei ministri? Secondo Matteo Renzi, in Italia “abbiamo troppi banchieri e facciamo poco credito“, anche se “il nostro sistema bancario è solido sano e serio“. Anche per questo motivo “il sistema del credito non è un tabù sacro” ed “ha bisogno di cambiare“. Cosa vuol dire cambiare? “Aprirsi ai mercati e all’innovazione“. Per ora questa espressione generica e condivisibile è stata tradotta in una prima mossa: per il premier questa “è una giornata storica perché dopo 20 anni di dibattito interveniamo attraverso un decreto legge sulle banche popolari” “con attivi superiori a 8 miliardi“.

Si tratta di dieci istituti – Banco Popolare, Ubi Banca, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare di Sondrio, Credito Valtellinese, Banca Popolare Etruria e Lazio, Banca Popolare di Bari e Banca Popolare dell’Emilia Romagna – che avranno 18 mesi per trasformarsi in Spa

Sul tema Matteo Renzi ha chiesto pure l’aiuto di tutti per “far passare il messaggio vero: non sono finite le banche territoriali, le banche popolari restano tali, quelle molto grandi hanno 18 mesi per fare quello che chiede il mercato, cioè diventare società per azioni. Dopo 20 anni è una riforma storica“. Sul tema è intervenuto anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan</strong>, secondo il quale “Come in passato, sempre quando il ministero si occupa di questioni bancarie, ascolta i consigli della Banca d’Italia. Anche questa volta c’è stata condivisione dei temi, poi le decisioni politiche sono responsabilità del governo“.

Per il ministro si tratterebbe di “un importante passo avanti che va nell’interesse del sistema bancario e nell’interesse economia italiana“. A quanto sembra non tutti nel governo sono d’accordo con lui. Sarebbero stati contro il provvedimento il ministro degli interni Angelino Alfano e il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi che avrebbero preferito usare un disegno di legge e non un decreto, perché queste banche hanno un legame forte con il territorio che può essere messo a rischio se non si interviene con attenzione.

Tra le altre norme approvate dal Consiglio dei Ministri c’è da rilevare anche quelle che riguardano lo spostamento dei conti correnti. Come spiega Padoan “il costo di chiusura del conto corrente è a carico della banca e deve essere fatto in tempi più rapidi compatibilmente con i passaggi tecnici“. Il governo ha approvato anche “misure che allargano i canali di finanziamento disponibili per le imprese agli intermediari non bancari“. Ora sono state facilitate le imprese nelle loro attività brevettuali.

(Photo credit by Infophoto)