Il Fisco potrebbe iniziare a spiare anche i movimenti bancomat delle partite Iva. E se all’Agenzia delle Entrate non piace l’uso che ne è stato fatto, può arrivare a far pagare multe fino al 50% di quanto prelevato.

Questo è in sintesi il contenuto di un articolo della legge delega fiscale che il governo dovrebbe approvare. Una norma simile era contenuta nella Finanziaria del 2005 varata da uno dei governi Berlusconi: tra le pieghe della manovra, c’era un norma che dava la possibilità, in caso di accertamento fiscale, di spiare i movimenti bancomat fatti nel periodo di accertamento – che poteva essere anche di cinque anni.

Se si prelevavano 50.000 euro in un anno, 40.000 euro potevano venire considerati come un ricavo ed essere tassati. Questa norma venne considerata incostituzionale dalla Corte nel 2014. Per aggirare la sentenza nella delega fiscale si dice che, in caso di mancanza di giustificativo del prelievo – quindi di un’indicazione di un beneficiario del prelievo, può essere comminata una sanzione che potrà andare dal 10 al 50% dell’importo prelevato.

Difficile se non impossibile portare le prove del modo in cui sono stati utilizzati i contanti nel 2012. Per cui questa norma finirebbe per tramutarsi nell’ennesimo balzello, perché per il passato sarà ben difficile portare una prova dell’uso che si è fatto del denaro prelevato con il bancomat. Per il presente è opportuno utilizzare il bancomat legato alla partita Iva per operazioni diverse dal prelievo – come pagare la spesa, l’autostrada, ed altre operazioni simili. In questo modo tutti i pagamenti sono tracciabili e nessuno potrà eccepire sulle spese effettuate.