Il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump prosegue senza tentennamenti nella concretizzazione dei suoi progetti politici. Tra questi spicca soprattutto il bando all’immigrazione negli Stati Uniti che sta facendo montare politiche sia in patria sia all’estero. Oltre alle polemiche e alle proteste scoppiate in vari aeroporti americani e a Washington, alcuni dei setti Paesi islamici contro cui è stato applicato il temporaneo bando di novanta giorni stanno già rispondendo al provvedimento adottato da Trump. Fra questi soprattutto l’Iraq, il cui parlamento ha adottato il principio di reciprocità in base al quale, appunto, nessun cittadino americano otterrà l’ingresso nel Paese per novanta giorni. A patto che Trump non decida di adottare altri provvedimenti allo scadere dei tre mesi.

L’amministrazione del neo presidente, da parte sua, risponde negando qualsiasi addebito di discriminazione, chiarendo che il bando all’immigrazione non riguarda i musulmani in generale ma solo i soggetti provenienti da ben determinati Paesi considerati a rischio per il terrorismo.  A tal proposito, Donald Trump ha anche aggiunto: “È simile a ciò che fece il presidente Barack Obama nel 2011, quando bandì i visti per i rifugiati dall’Iraq per sei mesi“. Al di là delle sue ragioni, Trump ha toccato il record del 51 per cento di disapprovazione da parte dei suoi connazionali: un record perché raggiunto a pochissimi giorni dal suo insediamento, mentre a Bush occorsero tre anni per toccare quota 50 per cento.

Bando all’immigrazione Usa: critiche fuori dagli Stati Uniti

Fra coloro che criticano le misure adottate dal Presidente americano anche l’Unione Europea e la Cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo cui il bando all’immigrazione “contraddice il concetto fondamentale dell’aiuto internazionale ai profughi e della cooperazione internazionale“. Ancor più critica anche l’Organizzazione delle Nazioni Uniti, secondo cui Trump avrebbe commesso un atto illegale e meschino, parole dure che sono state pronunciate dall’alto commissario del Consiglio per i diritti umani Zeid al-Hussein.