La notizia in breve è questa: Bankitalia ha tagliato le stime sul Pil nel 2015. In realtà che il nostro Prodotto Interno Lordo nel 2015 dovrebbe tornare al segno più, ma di poco, lo avevano già affermato più o meno tutti, dal centro studi di Confindustria al FMI.

Secondo il bollettino di Bankitalia, nello scenario centrale, la crescita sarà dello 0,4% quest’anno e dell’1,2% nel 2016. E le cose potrebbero andare anche meglio “se il prezzo del petrolio si mantenesse sui valori registrati negli ultimi giorni“.

L’incremento del Pil nei prossimi anni dipenderà dalle variazioni dell’indice dei prezzi nel consumo: per l’anno in corso si prevede una deflazione (-0,2%), mentre per il 2016 l’inflazione dovrebbe riaffacciarsi (+0,7%) – ma comunque si resterebbe ben al di sotto dell’1%.

Abbiamo detto che se il prezzo del petrolio dovesse continuare a restare a questi livelli, il Pil dovrebbe aumentare. Il nostro istituto centrale non ci dice quale influsso potrebbe avere sulla congiuntura economica italiana un euro debole. Più attenzione viene dedicata ai rischi per l’attività economica, come il “riacutizzarsi di tensioni sui mercati finanziari internazionali, per il peggioramento della situazione politica in Grecia e della crisi in Russia, nonchè per l’indebolimento della congiuntura nelle economie emergenti“.

Un altro problema è rappresentato dall’occupazione “cresciuta nel terzo trimestre, ma i dati preliminari di ottobre e novembre segnalano una ripresa dell’occupazione fragile“. Per quanto riguarda i consumi, dovrebbe acquisire “gradualmente vigore per effetto della ripresa del reddito disponibile in parte connessa con le misure inserite nella legge di stabilità per sostenere i redditi medio-bassi. Il tasso di risparmio delle famiglie, salito nel 2014 al 10 per cento (dal 9,1 nel 2013), arriverebbe nel biennio 2015-16 al 10,5, mantenendosi tuttavia su valori ancora inferiori a quelli osservati prima della crisi finanziaria“.

Per quanto riguarda la congiuntura, “l’attività economica ha accelerato nettamente negli Stati Uniti, crescendo oltre le attese, continuano gli analisti. Le prospettive a breve e a medio termine per l’economia mondiale restano tuttavia incerte, per la persistente debolezza nell’area dell’euro e in Giappone, per il prolungarsi del rallentamento in Cina e per la brusca frenata in Russia“.

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